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L'ipotesi di Donald Trump di spostare altrove l'intera popolazione della Striscia ha avuto un effetto immediato: i Paesi arabi si sono messi al lavoro con urgenza per sviluppare un piano sul dopoguerra nell'enclave, abbastanza solido da contrastare quello di Trump. Non sarà facile. Come mostra il discorso del segretario di Stato Usa Marco Rubio, ieri a Gerusalemme. «Hamas - ha detto - non può continuare come forza militare o governativa. Deve essere eliminato». Intanto, secondo fonti, l'Arabia Saudita sta guidando l'operazione per concretizzare una bozza di piano sul dopoguerra che sarà discussa il 20 febbraio a Riad con Egitto, Giordania, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Ossia prima del vertice convocato d'urgenza in Egitto sette giorni dopo. Giovedì all'incontro dovrebbero prendere parte il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen e il premierMustafa. Tra le proposte, un fondo di ricostruzione per Gaza guidato dai Paesi del Golfo e soprattutto un accordo per mettere da parte Hamas. Nel frattempo, diversi organi di informazione egiziani legati al governo hanno riferito che il Cairo sta esercitando pressioni su Hamas affinché accetti l'istituzione di un comitato temporaneo incaricato di supervisionare l'attuazione del piano di ricostruzione di Gaza. L'obiettivo dell'iniziativa araba è di offrire un'alternativa al piano Usa di svuotare Gaza per farne una riviera, oltre che convincere Israele che Hamas non controllerà la seconda fase dell'accordo. I dettagli sul ruolo dell'Anp non sono chiari. --