La comunità del Carmine e il suo presidio per la pace

la storiaFabrizio Guerrini / vogheraLa chiesa del Carmine tra via Mazzini e via Galilei affonda le fondamenta nel Trecento, ma appena dentro capisci che è una chiesa diversa da tutte le altre, testimone dei tempi moderni. Anzi lo si dovrebbe già capire dal sagrato guardando i due cartelli "Costruiamo ponti, non muri". La prova ulteriore è che ieri festeggiava un anno del presidio permanente della pace, attivo ogni sabato pomeriggio. Dentro, poi...Arcobaleno e velo rossoIn alto sul lato sinistro dell'altare maggiore sventola da tempo la bandiera arcobaleno, simbolo di chi chiede e si batte per la pace. Qui non è fuori luogo. Perché questa antica chiesa è dal 1966 sede della "Comunità del Carmine" formata da un gruppo di laici (oggi sono una cinquantina le famiglie legate ad essa). Una realtà nata attorno alla figura carismatica di don Giuseppe Massone, assistente di un gruppo di giovani da poco costituitosi in «Gioventù Studentesca»: è l'avvio di un cammino di iniziative culturali, cineforum, dibattiti, riviste teatrali, affiancate da un'esperienza di fede, tesa a cogliere lo spirito del Concilio Vaticano II. Nel 1984 la comunità è a fianco di Padre Nazareno Fabbretti (altra figura di rilievo dell'impegno sociale dei cristiani) per costituire il Movimento per la pace vogherese con appuntamento fisso alla Marcia per la Pace di Assisi. E, proprio in questi giorni, sarà un anno esatto dal primo presidio per la pace che ogni sabato viene organizzato in centro a Voghera. Un'idea nata qui, in questa chiesa di comunità dove ogni martedì alle 17,30 ci si incontra per preparare le letture della messa della domenica alle 11. Messa celebrata da don Don Carlo Bolchi che arriva apposta da Serravalle. Fino al 2021 il celebrante era il compianto don Piero Montecucco, a tutto noto come il "prete operaio", sacerdote che ben interpretava lo spirito del luogo e di chi lo frequenta. Pochi fronzoli, sedie in circolo di fronte all'altare. E su una di esse un velo rosso e una scritta « Posto occupato da una donna che non può esserci perché uccisa da un uomo». Capito?Fondata nel '300 dalla confraternita dei Raccomandati, per creare un oratorio annesso all'omonimo ospedale, la chiesa, ricostruita nel '600, conserva due ricostruzioni di grotte: una dedicata alla Madonna di Lourdes l'altra al Sacro Cuore. Forte devozioneQuella di Lourdes è al centro di una forte devozione. Un cartello invita a non accendere lumini perché, tempo fa, si era innescato un incendio. Gli ex voto e i messaggi religiosi sono affidati a due "tatzebao" che devono essere, di volta in volta, sostituiti perché totalmente riempiti. La Comunità del Carmine si cura del tempio e cerca di preservarne la sobrietà. Un altro cartello invita, così, a non riempire gli altari di fiori e lumini per non far perdere il senso di decoro equilibrato del luogo. Si esce dalla chiesa (dove è ospitato un prezioso organo Lingiardi, da restaurare) gettando un'ultima occhiata alla bandiera della pace, sotto la volta con un affresco spettacolare. Sì, davvero una chiesa diversa. --© RIPRODUZIONE RISERVATA