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Le norme che regolano la politica urbanistica ed edilizia sono lo specchio delle nostre società e, soprattutto, dei rapporti di forza che vi si dispiegano. Quando le regole che normano l'edificare nelle nostre città vengono violate, la legge è chiamata a intervenire.Così è successo a Milano, dove sono in corso indagini giudiziarie sulle spicce modalità con cui l'urbanistica milanese, per precisa scelta politica di quel Comune, ha operato negli scorsi anni. Scivolando tra le nomre e aprendosi a una densificazione edilizia lontana da ogni lungimirante pianificazione. Dimentica di servizi di urbanizzazione irrinunciabili, dovuti alle comunità dai registi di questa girandola speculativa. Per parare alle inchieste avviate si è proposto il cosidetto decreto "Salva Milano". Provvedimento invocato dalla giunta milanese, retta dal sindaco Sala ed espressa dal Pd, nell'intento di "sanare" proprio quelle violazioni edilizie e urbanistiche connesse alle "semplificazioni" praticate dal cosiddetto "rito edilizio ambrosiano" . A novembre, in commissione alla Camera, il "Salva Milano" è passato coi voti della maggioranza di centro-destra e del Pd e di Azione. Mentre si sono opposti i pentastellati e i verdi. Recentemente contro il "Salva Milano" hanno preso posizione ben 140 docenti urbanisti, giuristi e sociologi. In un loro appello aiutano a capire perché il "Salva Milano" sia un provvedimento nefasto. Spiegano che "il decreto, nato come possibile condono per sanare le irregolarità milanesi del recente passato, è stata trasformato in provvedimento "di interpretazione autentica" delle norme. Quindi, se approvato definitivamente, imporrà come legge in tutta Italia la pratica urbanistica seguita a Milano, abrogando la pianificazione attuativa delle città, a garanzia dei servizi dovuti a tutti i cittadini.Questo - proseguono i firmatari dell'appello - "cambierà radicalmente il futuro delle nostre città. Toglierà ai Consigli comunali il potere di controllare che i costruttori e i fondi immobiliari realizzino, insieme ai nuovi palazzi, anche i servizi per la città, edilizia sociale, parcheggi, marciapiedi, piste ciclabili, parchi, scuole, biblioteche eccetera. Lo spazio urbano potrà essere occupato da edifici senza un disegno unitario, senza un piano, senza una visione di città, se non quella degli operatori e dei fondi immobiliari...".Il "Salva Milano", come si vede, non riguarda solo Milano. Se approvato, avrebbe ripercussioni devastanti sull'urbanistica di tutte le località. Motivo che dovrebbe indurre chi governa le comunità a occuparsene e a prendere posizione. Cosa, che, in nessuna nostra località, mi pare sia avvenuta. Anche se, nel consiglio comunale e nel Pd milanese, ha creato non pochi mal di pancia. Visto che il decreto apre, di fatto, a scenari edilizi e urbanistici calibrati sulla speculazione immobiliare. Una "contro-riforma" della speculazione, insomma, che la destra non osava chiedere. E che, neppure nei suoi deliri più avventati di liberalizzazione avrebbe mai sognato di poter portare a casa. Eppure - a sinistra e non solo- silenzio assoluto. Anche a Pavia, ovviamente. Eppure il modello di densificazione edilizia a connotazione sempre più elitaria e turbo-finanziaria calato su Milano ci tocca non poco. Coinvolge chi va a lavorarci e a studiarci. Ci riguarda per l'espulsione in corso di una crescente fascia di abitanti, lavoratori a basso reddito, pensionati, emigrati, fragili, che come dimostra anche un recente studio https://www.metromosaic.polimi.it sono "esternalizzati" dalla metropoli. Poiché vite non in linea col disegno sociale, edilizio e territoriale orchestrato dai fondi immobiliari. E che incide, non poco, sulle nostre comunità. A ridosso della turbo-Milano. --