Addio alla prof Gandini ha insegnato francese all'istituto Cossa
PAVIA«Nelle Case di comunità siamo anche disposti ad andarci a lavorare. Ci riservino degli spazi, ma non ci andremo cambiando il nostro attuale contratto». A parlare è il dottor Giorgio Monti, esponente di Fimmg, che come i suoi colleghi pavesi, attacca la proposta del governo di convogliare i medici di medicina generale all'interno del Sistema sanitario nazionale. «La proposta prevede che tutti i nuovi medici che vengono assegnati alla medicina del territorio abbiano non un contratto come il nostro, cioè una convenzione e un proprio studio, ma diventino dipendenti del Ssn e lavorino nelle case di comunità - spiega Monti -. Gli altri medici, invece, resteranno in servizio con il vecchio rapporto. Si rischia che in quattro-cinque anni un terzo dei medici di famiglia andrà in pensione e sguarnirà il territorio».«Questo è un metodo per controllare i medici, comandarli in modo che obbediscano al distretto - prosegue Monti -. Il rischio è che il territorio venga spopolato e che i cittadini debbano rivolgersi allo sportello della Casa di comunità di riferimento, con tutto ciò che comporta. Mi riferisco al fatto che i pazienti, invece di poter fare riferimento a un medico in ogni zona, per farsi curare dovranno recarsi dai sanitari che lavorano nelle case di comunità».Parliamo di strutture che ora in provincia si trovano a Pavia, Casorate Primo, Belgioioso, Mede, Mortara, Broni, Voghera, e Vigevano. A queste, entro il 2026 si aggiungeranno Garlasco, Casteggio e Varzi. «Dentro a una Casa di comunità ci sono pochi dottori - conclude Monti -. E poi una delle caratteristi dei medici di medicina generale è il rapporto diretto con paziente, di prossimità. Se si pensa di centralizzare il nostro lavoro nelle Case di comunità verranno meno entrambe le cose. Oltretutto non abbiamo un sistema informatico serio regionale, non c'è condivisione di dati clinici, ma solo burocratici. Quindi lavorare in strutture pubbliche sarà ancora più complicato». --D.Z.