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Tutta (o quasi) la verità sui Kennedy e Martin Luther King: da Dallas allo Sheraton di Los Angeles passando per il Lorraine Motel di Memphis, i tre assassini che nell'arco di quattro anni stravolsero la storia degli Usa sono al centro dell'ultimo ordine esecutivo del neo presidente Donald Trump. Lo aveva promesso, almeno per Jfk, all'inizio del primo mandato dovendo obbedire a un mandato del Congresso che nel 1992 aveva ordinato la declassificazione dei file sull'assassino di Kennedy entro 25 anni; poi però lui stesso non era andato a fondo su pressione delle agenzie di intelligence che avevano invocato motivi di sicurezza nazionale. La desecretazione era andata avanti sotto Joe Biden, ma ancora qualche migliaio di file restano in cassaforte. «Tutto sarà rivelato. Le loro famiglie, il popolo americano meritano trasparenza e verità», ha detto Trump nello Studio Ovale firmando il decreto e regalando poi la penna a Robert Kennedy Jr che aveva 14 anni quando il padre, dopo aver vinto le primarie in California, fu assassinato a Los Angeles e ora è il nuovo ministro della Sanità in pectore. Alla pari di Trump, che alla sua prima campagna presidenziale accusò il padre del rivale Ted Cruz di essere complice di Lee Harvey Oswald, Rfk Jr è amico di molte teorie complottiste, tra cui quella che Shiran Shiran, l'uomo condannato per l'assassinio di suo padre, non sia il vero killer. Convinto che, «a questo punto, è oltre ogni ragionevole dubbio» che «la Cia sia stata coinvolta nell'assassinio di Jfk», Kennedy ha applaudito alla decisione, «grato» a Trump perché «ci vuole più trasparenza nel nostro governo». --