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«Rendiamo di nuovo grande l'Occidente, infiacchito dall'ideologia woke. E Viva la libertà, maledizione». A Davos va in onda il Milei Show, con un presidente argentino che - ora non più solo perché Donald Trump, Giorgia Meloni, Elon Musk, Viktor Orban, Benjamin Netanyahu e il salvadoregno Nayib Bukele sono con lui - si prende la rivincita sull'élite di politici, magnati finanziari e multinazionali che un anno fa l'avevano snobbato. E attacca per gran parte del suo discorso il woke, «cancro» e «virus mentale» inoculato nelle menti dai socialisti per mantenere il potere. È tutto qui - con poco spazio per i programmi per la sua Argentina - il Milei arrivato al Forum economico mondiale in una giornata che - si sapeva - sarebbe stata monopolizzata da Trump. Il finale del suo discorso è un inno piuttosto ruspante, in spagnolo «viva la libertad, carajo» che scuote una parte della platea, anche se il personale ci tiene a sottolineare che al Forum c'è libertà di espressione per tutti. Perché Milei, per prima cosa, attacca proprio il Wef che l'ha invitato. «Forum come questo sono stati protagonisti e promotori della sinistra agenda woke, che è la maggiore epidemia del nostro tempo». Fin dall'incipit, ci tiene alla rivincita: un anno fa ero solo, quest'anno no «perché nel corso dell'anno nuovi alleati hanno abbracciato le idee di libertà, dall'incredibile Musk alla mia cara Giorgia» fino al premier israeliano Benjamin Netanyahu. C'è la difesa di Musk «ingiustamente vilipeso» per il braccio alzato all'Inauguration Day di Trump, e quella dell'ex presidente brasiliano Bolsonaro, colpito da una «censura» dei giudici che non l'hanno mandato a Washington. Ma soprattutto, c'è la richiesta di seguire l'esempio dell'Argentina per «rendere l'Occidente di nuovo grande», tagliando la testa alla piovra che è per lui lo Stato socialista. --