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Una decisione soppesata fino all'ultimo. Perché già ci sono stati due incontri, l'agenda è fitta di altri impegni internazionali e le grane interne le imporrebbero di rimanere in Italia. Una su tutte, il rinvio a giudizio della ministra Daniela Santanché sul quale la premier non si è ancora espressa. Ma alla fine per Giorgia Meloni ha prevalso il «piacere», come l'ha definito lei stessa in conferenza stampa a inizio anno, di esserci quando Donald Trump giurerà come 47esimo presidente degli Stati Uniti. Non ci sarà invece Matteo Salvini, anche se la Lega parteciperà insieme alla delegazione dei Patrioti europei, perché il vicepremier - fanno sapere dal suo partito - resta in Italia a occuparsi delle ferrovie e dei presunti sabotaggi. Il ritorno La presidente del Consiglio invece si prepara al secondo viaggio negli Stati Uniti nel giro di poco più di due settimane, anche per non fare uno sgarbo al tycoon che le aveva rivolto personalmente a Parigi l'invito a partecipare alla cerimonia di insediamento del suo secondo mandato alla Casa Bianca. Che la leader della destra italiana si possa ritagliare un ruolo di «ponte» tra Bruxelles e Washington è cosa che i suoi ripetono fin dall'elezione di novembre. L'esserci sottolineerebbe ancora una volta quel rapporto «privilegiato» tra Italia e Usa, che la premier ha coltivato anche quando alla Casa Bianca c'era il democratico Joe Biden. E renderebbe plastico, si ragiona tra i meloniani, l'intento di essere interlocutore e mediatore tra Usa e Ue. Senza contare, ricordano dal suo inner circle, il riconoscimento che già le ha tributato Trump, che a Mar-a-Lago a inizio gennaio l'ha definita «una donna fantastica» e una leader che «ha preso d'assalto l'Europa». Di certo la cronaca per il momento racconta che Meloni dovrebbe essere l'unico capo di un governo europeo a partecipare. È possibile, ma non ci sono conferme ufficiali, che anche in questo caso la premier si sia confrontata con Ursula von der Leyen, come ha fatto prima del blitz in Florida (legato in gran parte alle trattative per la liberazione dal carcere iraniano di Evin di Cecilia Sala, avvenuta pochi giorni dopo): anche a Bruxelles è noto che Meloni sia tra gli interlocutori del continente più apprezzati da Trump. Solo molte ore dopo che la premier ha sciolto la riserva è arrivata anche la decisione di Salvini. Il ministro «ha scelto di rimanere in Italia alla luce di quanto sta emergendo sul fronte ferrovie dopo l'esposto del gruppo Fs e la denuncia per attentato ai trasporti confermata in queste ore» ma, fa sapere la Lega, «confida di potersi recare negli Stati Uniti il prima possibile». --