Senza Titolo

Hamas «non dimenticherà e non perdonerà» le sofferenze inflitte al popolo di Gaza. L'accordo per un cessate il fuoco era stato appena annunciato quando il negoziatore capo della fazione islamica, Khalil al Hayya, ha rivendicato la «sconfitta di Israele», inneggiato al massacro del 7 ottobre e promesso che l'obiettivo era e resta la distruzione dello Stato ebraico. OLTRE LA RETORICA Ma, al di là della consueta retorica infuocata, sul terreno i 15 mesi di conflitto e bombardamenti hanno lasciato il segno, limitando di molto le capacità di Hamas di lanciare nuovi attacchi contro Israele: la sua leadership è stata decimata, l'arsenale ridotto al lumicino e la sua rete di alleati e finanziatori fortemente indebolita dalle azioni israeliane contro 'Iran, Hezbollah, Siria e Houthi yemeniti. Allo stesso tempo però il lungo conflitto, che nella Striscia ha causato più di 46 mila morti - fino a 70.000, secondo una stima della prestigiosa rivista The Lancet - di cui solo un terzo sarebbero miliziani di Hamas (circa 17.000 sosteneva a settembre l'esercito israeliano), ha creato terreno fertile per nuove generazioni di combattenti, motivati dalla rabbia per aver visto morire le loro famiglie o i loro amici, le loro case distrutte dai raid aerei, la fame dei più piccoli e l'impossibilità di curare i feriti tra atroci sofferenze. Secondo analisti militari citati dal New York Times, l'operazione israeliana Spade di Ferro è riuscita a smantellare almeno 21 dei 24 battaglioni delle Brigate Ezzedin al Qassam, il braccio militare di Hamas, e a distruggere infrastrutture strategiche del gruppo, compresa parte della lunga rete di tunnel che i miliziani usavano per operare in sicurezza, trasportare e stipare armi e nascondere gli ostaggi. Con l'ingresso delle truppe a Rafah e lungo il corridoio Filadelfia, Hamas ha perso anche la capacità di rifornirsi dal confine con l'Egitto.Quanto ai leader dell'organizzazione, Israele sostiene di aver ucciso in un attacco aereo nel sud della Striscia a luglio il comandante supremo dell'ala militare, Mohammed Deif, ritenuto la mente delle stragi al Nova festival di Reim e nei kibbutz. Lo stesso mese lo storico capo dell'ufficio politico, Ismail Haniyeh, che viveva in Qatar, è stato eliminato a Teheran. Mentre a ottobre la fine da combattente di Yahya Sinwar, immortalato in un video mentre scaglia la sua rabbia contro l'Idf subito prima di essere colpito da un drone e diventare un «martire», ne ha consolidato il mito tra i giovani. A sostituirlo è stato chiamato il fratello Muhammed, considerato ancora più spietato di lui.Il movimento può ancora contare anche su Ezz ad-Din Haddad, comandante della divisione settentrionale di Hamas. Sinwar e Haddad, insieme al generale Rafih Muhammad, «costituiranno l'elemento centrale della ricostituzione di Hamas», scrive il Wall Street Journal. Per farlo potranno avvalersi di centinaia di ragazzi, addestrati ora in fretta e furia, con l'obiettivo di tornare a colpire Israele in futuro, se Hamas sarà lasciato libero di operare. --