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L'ultradestra israeliana si mette di traverso sulla tregua a Gaza e rischia di far slittare a lunedì l'entrata in vigore dell'intesa raggiunta a Doha, a partire dalla liberazione dei primi tre ostaggi. «Se l'accordo sarà approvato, presenteremo lettere di dimissioni e non faremo parte del governo. Ritorneremo a farne parte solo se la guerra a Gaza riprenderà», ha tuonato in serata il falco oltranzista della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir alla vigilia della riunione dell'esecutivo chiamata a votare l'intesa. Secondo i media israeliani, Benyamin Netanyahu sarebbe ora pronto a rinviare tutto a domani sera: i ministri si incontreranno oggi come previsto, ma la riunione potrebbe essere sospesa e riprendere al termine dello Shabbat. Dopo il voto, gli oppositori avranno 48 ore per presentare ricorso alla Corte Suprema: così si arriverebbe a lunedì. E così, secondo alcuni funzionari israeliani citati dai media, è probabile che il rilascio degli ostaggi avvenga proprio lunedì, mentre il presidente Donald Trump si insedia alla Casa Bianca.Che qualcosa stesse andando storto nei colloqui in Qatar (ma soprattutto a Gerusalemme) sul cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi si è capito nella notte tra mercoledì e ieri, quando un messaggio dell'ufficio di Netanyahu ha fatto sapere che durante una call il team negoziale aveva riferito al primo ministro che Hamas voleva infrangere una clausola esplicita che concede a Israele il diritto di veto sul rilascio di detenuti palestinesi considerati simboli del terrorismo. Circostanza smentita dalla fazione palestinese ma poche ore dopo, il partito sionista religioso di Bezalel Smotrich ha iniziato a mettersi di traverso. LA CONDIZIONE