Mense scolastiche, Pavia anticipò Milano
La storiaRoberto LodigianiDieci mesi prima di Milano, il consiglio comunale di Pavia diede il via libera all'istituzione del servizio di refezione scolastica. Era il 14 febbraio 1900. Una svolta che non è esagerato definire epocale, alla luce sia di come si viveva all'epoca, con larghi strati della società in condizioni di disagio e povertà, sia della portata del provvedimento.Il ruolo di CredaroFu l'assessore alla pubblica istruzione Luigi Credaro, originario di Sondrio, ma che a Pavia aveva studiato e si era laureato, fino a diventare docente universitario di Storia della filosofia, a proporre la delibera poi ratificata dall'assemblea del Mezzabarba. Pavia arrivò al traguardo dopo Cremona, prima in Lombardia a varare le mense scolastiche, ma precedendo Milano, che solo nel dicembre 1900 avrebbe seguito l'esempio pavese, decantato anche da Critica Sociale, la rivista teorica del socialismo italiano («importante affermare il principio e stabilire il dovere del Comune» di fornire il servizio). Credaro era un ghisleriano, proprio come Giuseppe Mussi, il sindaco riformista di Milano. Il peso delle loro scelte va soppesato anche ricordando quanto accaduto solo due anni prima, i moti per il pane di Milano stroncati nel sangue dalle cannonate di Bava Beccaris (decorato da re Umberto I, che il 29 luglio di quell'anno sarebbe stato assassinato nel parco reale di Monza dall'anarchico Gaetano Bresci, mosso ad agire anche per la volontà di vendicare i morti milanesi). Il clima stava cambiando, ai governi autoritari e repressivi di Crispi e Pelloux stava per subentrare l'epoca giolittiana, più tollerante e aperta alle riforme, di cui Credaro sarebbe stato esponente non di secondo piano, ministro della pubblica istruzione nei gabinetti Luzzati e Giolitti IV, tra il 1910 e il 1914. In questa veste, fu - tra l'altro - relatore della legge del 24 dicembre 1904 che istituiva le scuole pedagogiche, fucina dei futuri direttori didattici; suo anche il provvedimento che assegnò allo Stato, non più ai Comuni, l'onere degli stipendi degli insegnanti elementari, dando una spinta significativa alla lotta all'analfabetismo, allora diffusissimo. Commissario governativo del Trentino Alto-Adige dopo la Grande guerra, fu costretto a dimettersi nei giorni della marcia su Roma; non si iscrisse mai al partito fascista e rimase sempre più in disparte - pur mantenendo il seggio di senatore - criticando la politica scolastica di Giovanni Gentile.L'altro cattedraticoNella giunta pavese che promosse la refezione scolastica, Credaro lavorò fianco a fianco con un altro cattedratico, il sindaco Pietro Pavesi (1844-1907), naturalista, ornitologo e zoologo, docente universitario a Napoli e Genova prima del ritorno nella città natale. Consigliere comunale, poi assessore alla cultura, quindi la nomina a primo cittadino, carica che mantenne dal 1899 al 1902. --© RIPRODUZIONE RISERVATA