Senza Titolo
La scena non è più originale ma anche stavolta l'aula del tribunale di Parigi è piena oltre la capienza: Nicolas Sarkozy, ex capo dello Stato, si avvia sul banco degli imputati, poi dichiara alla presidente del tribunale le proprie generalità, la professione dei genitori, lo stato civile, la propria occupazione: «avvocato». Per l'ex presidente è il quinto processo in 5 anni. Ma stavolta, il braccialetto elettronico potrebbe non bastare: nel processo per il finanziamento illegale della campagna presidenziale trionfale del 2007 da parte dell'allora leader libico Muammar Gheddafi, Nicolas Sarkozy rischia 10 anni di carcere. Meno di un mese fa, nel processo «intercettazioni», è stato condannato definitivamente per corruzione di un giudice: 3 anni, uno da scontare con il braccialetto elettronico. Una misura restrittiva che richiede qualche settimana per essere varata, tanto che Sarkozy, la moglie Carla Bruni e la figlia Giulia hanno potuto ricaricare le batterie, durante le feste di Natale, alle isole Seychelles. Pronto per la nuova sfida, «Sarkò» è «determinato» a difendersi fino in fondo da quelle che continua a definire «favole». Al suo fianco, fra i suoi 11 co-imputati in questo processo che durerà 4 mesi, fino al 10 aprile, ci sono - fra intermediari e personaggi di secondo piano - gli ex ministri e fedelissimi, Brice Hortefeux, Claude Guéant e Eric Woerth. L'accusa è pesantissima per un uomo di Stato di primo piano: quando era ancora ministro dell'Interno di Jacques Chirac, nel 2005, avrebbe stipulato un «patto di corruzione» con Gheddafi affinché il colonnello «sostenesse» finanziariamente la sua scalata all'Eliseo. --