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PAVIALa Firenze-Modena del Giro 1940, la Milano-Sanremo del 1946, la doppietta Giro-Tour del 1949 e del 1952, la Cuneo-Pinerolo del Giro 1949, il Mondiale di Lugano del 1953 sono le imprese che rendono immortale Fausto Coppi. Oggi, a 65 anni di distanza (muore il 2 gennaio 1960), l'Airone sarà ricordato con una messa nella natia Castellania alle 10.30 e nel pomeriggio, alle 16, al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure. Ma a scoprire per primo il talento di Fausto è il pavese Giovanni Rossignoli, professionista all'inizio del secolo scorso. Il Baslòt, come era soprannominato, gareggia fino al 1927. Da dirigente organizza la Coppa Città di Pavia. È il 29 maggio 1939. «Fa il vuoto»«Sono 180 chilometri - spiega Claudio Gregori, ex firma de La Gazzetta dello Sport, con alle spalle Giri e Tour, Mondiali di calcio, Olimpiadi - Rossignoli scrive a Biagio Cavanna, lo storico massaggiatore, di mandare qualcuno dei suoi. Arrivano in due: Fausto Coppi e Isodoro Bergaglio. Il Campionissimo si presenta con una lettera in cui Cavanna dice che "il Bergaglio farà quello che potrà, mentre il Coppi vincerà il primo premio". Cavanna, già cieco, aggiunge per Rossignoli: "Guardalo bene, se non assomiglia al Binda", che all'epoca era un grandissimo. Coppi sulla salita di Canneto Pavese va via, viene inseguito da Scappini e Moretti che sono convinti di riprenderlo nei 30 chilometri in pianura da Stradella a Pavia. Ma Fausto dilata il vantaggio e vince con 5'. Scappini protesta, dicendo che avrebbe tagliato il percorso o si sarebbe attaccato a una moto. Ma Rossignoli lo fulmina in dialetto, dicendo che è di un altro pianeta, insomma è un Campionissimo». Ha solo 19 anni e qualche settimana prima, il 7 maggio dello stesso anno, si era già imposto al Circuito di Varzi, con un anello di 34 chilometri da ripetere 3 volte, per complessivi 105 chilometri. «Coppi passa primo tre volte sulla salita di Pietragavina, di cui l'ultima volta in solitaria - aggiunge Gregori - incassando un ricco premio. Arriva al traguardo con 6'33" su Malabrocca». La rivelazione al grande pubblico al Giro d'Italia del 1940 nella tappa Firenze-Modena del 29 maggio, con cinque colli: «Era gregario di Bartali nella Legnano. - dice Gregori - Prima della salita dell'Abetone Cecchi, uno scalatore notevole, ha 2' di vantaggio su Coppi che però recupera, scollinando secondo a 10" dal battistrada. A 100 chilometri dal traguardo, lo sorpassa e arriva in solitaria a Modena con 3'45" su Bizzi e Bartali, conquistando la prima vittoria da professionista e strappando a Mollo la maglia rosa. Il 5 giugno, nella Pieve di Cadore-Ortisei, Bartali e Coppi fanno il vuoto, arrivando al traguardo insieme: Coppi gli lascia il successo di tappa, ma ha praticamente vinto il Giro, che si chiude il 9 giugno. Il giorno dopo Mussolini annuncia l'ingresso in guerra dell'Italia». Nel 1946 l'Airone vince la Sanremo con oltre 13' su Teisseire: «Il radiocronista Nicolò Carosio che era abituato al calcio, esauriti i superlativi, in attesa degli altri fa trasmettere musica da ballo». Secondo Gregori, Coppi è il più grande di tutti: «Merckx ha vinto più corse, ma Fausto ha fatto dieci assoli di oltre 100 chilometri, mentre il belga solo uno». --FRANCO SCABROSETTI