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La tensione è alle stelle tra le torri delle ciminiere e quelle delle pale eoliche che svettano davanti al mare del Sulcis. La doccia fredda alla vigilia di Natale con lo stop anticipato della produzione dello zinco a distanza di quasi due anni dalla fermata della linea piombo è stata un'ulteriore mazzata per i circa 900 lavoratori che ruotano attorno alla Portovesme srl, circa 490 dipendenti diretti a Portoscuso e circa 330 degli appalti, ai quali si aggiungono i circa 50 diretti nella fonderia di San Gavino più quelli indiretti. Lo si capisce all'arrivo dei ministri Urso e Calderone ai cancelli dello stabilimento dove c'è un presidio degli operai della fabbrica e delle ditte d'appalto. «Vogliamo risposte non passerelle - urla un operaio degli appalti - Da domani arriveranno le lettere di licenziamento e voi da oggi dovete lavorare per il futuro dello stabilimento». E per il governo, ma anche per la Regione - rappresentata dalla governatrice Alessandra Todde, dagli assessori dell'Industria e Lavoro, Emanuele Cani e Desirè Manca e dal presidente del Consiglio regionale Piero Comandini - un futuro questo stabilimento lo ha già. In primis perché le produzioni di zinco e piombo «sono strategiche per l'Italia», ha detto il titolare del Mimit Adolfo Urso. E poi perché rappresentano un pezzo importante «per realizzare il programma nucleare di terza e quarta generazione avanzata» che è già sul tavolo del Governo. LE DUE STRADE