Uomo Qualunque, ascesa e declino a Pavia

la storiaRoberto LodigianiIl 27 dicembre 1944, mentre il Nord era ancora nella morsa dei nazifascisti e i partigiani dell'Oltrepo Pavese cercavano una via di scampo al grande rastrellamento dei "mongoli", il commediografo e giornalista Guglielmo Giannini fondava a Roma il settimanale "L'Uomo Qualunque", a cui sarebbe presto seguito l'omonimo movimento politico e di opinione (Fronte dell'Uomo Qualunque), destinato a raccogliere un clamoroso ma effimero successo elettorale nell'immediato dopoguerra. UQ, per definizione, non aveva una base ideologica, nè una precisa collocazione politica, ma si scagliava genericamente contro la partitocrazia e l'esarchia del Cln (Dc, Pci, Psiup, liberali, azionisti, repubblicani), cavalcando l'onda di protesta e il disagio assai diffusi in un Paese prostrato dall'interminabile conflitto che aveva disseminato di lutti e distruzioni l'intero territorio nazionale. Il giornale di Giannini, espressione e voce del movimento, usava storpiare i nomi dei propri avversari, per metterli in ridicolo (così Calamandrei diventa "Caccamandrei", Salvatorelli si trasforma in "Servitorelli"); inserito nella U maiuscola si vede un torchio che schiaccia una striminzita immagine di uomo: è il simbolo della classe politica che opprime il borghese, il travet, ossia l'uomo qualunque; sotto la testata c'è una rozza vignetta dove un poveraccio scrive su un muro: "Abbasso tutti". Il successo è immediato e travolgente: dalle 25mila tirature del primo numero si passa alle 850mila del maggio 1945. Le urne lo confermano: alle elezioni del 2 giugno 1946 per l'Assemblea Costituente (cui si abbina il referendum istituzionale repubblica-monarchia), le liste qualunquiste ottengono più di un milione e 200 mila voti, pari al 5,3% e trenta deputati, diventando la quinta forza politica nazionale, alle spalle dei tre partiti di massa (democristiano, socialista, comunista) e dell'Unione democratica. Nella circoscrizione Milano-Pavia, UQ elegge solo un suo rappresentante, il milanese Mario Marina (1897-1964), che sarà poi senatore missino. In provincia, i voti sono 11mila (3,56%, percentuale che sale oltre il 5 nel capoluogo). Al Nord, il Fronte gianniniano non ha base organizzativa, meno che mai a Pavia, dove il voto qualunquista è voto d'opinione. E stop. Presto subentrano lo sfilacciamento e la crisi, che vanno di pari passo con i segnali di miglioramento della situazione economica e l'avvio della ricostruzione post-bellica, la quale sembra offrire una prospettiva anche alle masse degli scontenti e dei disoccupati meridionali da cui UQ traeva molti consensi. Alle politiche del 18 aprile 1948, quelle dello scontro tra la Dc e i suoi alleati, da una parte, il Fronte popolare Pci-Psi, dall'altra, UQ ha un tracollo. A Pavia, dove si presenta come Blocco nazionale, non va oltre lo 0,72 per cento. La fine è altrettanto rapida di quanto era stata l'ascesa. Giannini, che comunque fascista non è, tenterà nuove esperienze con i liberali e la Dc, proseguendo le pubblicazioni del giornale fino alla morte, nel 1960. --© RIPRODUZIONE RISERVATA