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Come primo atto unilaterale e autoritario, il comandante militare degli insorti filo-turchi siriani, Ahmad Sharaa (Jolani), ha imposto alla Siria «liberata» un nuovo primo ministro, Muhammad Bashir, già a capo del cosiddetto governo di salvezza della regione nord-occidentale di Idlib, da cui è partita la fulminante offensiva del 27 novembre che si è conclusa con la presa di Damasco all'alba di domenica. voltare paginaPer rispondere alle numerose critiche dei siriani, già disorientati rispetto a un leader che dice di voler voltare pagina comportandosi però con la stessa mentalità baathista del recente passato, Sharaa ha annunciato l'amnistia per tutti i militari dell'esercito regolare che fino a 24 ore fa erano ancora formalmente agli ordini del deposto presidente Bashar al Assad. Un segnale che fa ben sperare, secondo alcuni osservatori, circa la volontà delle nuove autorità di non smantellare le istituzioni civili e militari dello Stato siriano, come invece accaduto in passato nei sanguinosi cambi di potere nel vicino Iraq e in Libia. Mentre a Damasco, segnata dalle sfilate disordinate di miliziani provenienti dalle varie contrade del martoriato Paese, avveniva il passaggio di consegne tra l'ex premier siriano Muhammad Jalali e il suo successore jihadista Muhammad Bashir, di fronte allo sguardo compiaciuto del comandante generale Jolani, Israele intensificava la sua campagna di oltre 100 bombardamenti a tappeto su tutta la Siria meridionale, occidentale e nord-occidentale, per distruggere gli arsenali siriani nelle regioni al confine con la Giordania, con il Golan occupato dallo Stato ebraico, col Libano e sulla costa mediterranea. Sul terreno, per il secondo giorno consecutivo, i carri armati di Israele sono entrati ancor più in profondità nel territorio siriano, attestandosi alla periferia orientale della città di Qunaytra, capoluogo-simbolo delle Alture occupate da Israele nel 1967. L'Egitto e la Giordania, due Paesi chiave dell'asse israelo-statunitense in Medio Oriente, hanno formalmente protestato per le azioni israeliane in violazione del diritto internazionale. «È un'occupazione della Siria che tenta di imporre una nuova realtà sul terreno», ha affermato il Cairo. le comunità curdeAltre violazioni contro la sovranità siriana sono state commesse dalla Turchia, che dal canto suo ha accelerato l'azione di pulizia etnica nella Siria occidentale a danno delle comunità curde. L'enclave di Manbij, tra Aleppo e l'Eufrate, è ormai di fatto tutta in mano alle forze siriane cooptate da Ankara. L'artiglieria e l'aviazione turca hanno ucciso 10 civili, tra cui due minori, secondo l'Osservatorio per i diritti umani in Siria. Secondo media internazionali, gli Usa, altra forza di occupazione militare nel nord-est e nell'est della Siria, hanno dato il via libera all'azione della Turchia, membro della Nato. Le forze curde, espressione dell'ala locale del Pkk, sembrano invece ogni giorno sempre più abbandonate a se stesse. --