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DibattitoUtero in affitto?La ragione dice "no"Il mio punto di vista si radica in una visione antropologica e filosofica della vita come valore intrinseco, indipendente da desideri o scelte personali. Basterebbe, secondo me, ragionare con la testa - e tutti quelli che posseggono un cervello lo possono fare, ma bisognerebbe essere liberi dalle ideologie - per comprendere e riconoscere la separazione ontologica tra la madre e il bambino, un'entità unica e irripetibile che non può essere ridotta a un oggetto di desiderio o a una "risorsa" disponibile.Sottolineo quindi che il bambino è altro da me e voglio richiamare un principio etico fondamentale: la dignità inviolabile della vita umana. Se la gravidanza viene intesa come una "prestazione" e il bambino come un "prodotto" da ottenere, si altera la natura stessa del rapporto madre-figlio, trasformando ciò che dovrebbe essere il contesto più puro di accoglienza e dono in una dinamica di scambio o utilità.Con questa mia argomentazione sfido tutte le narrazioni che descrivono la gestazione per altri come atto di solidarietà, perché evidenzia che questa solidarietà non può mai essere realmente altruistica quando coinvolge un terzo che non ha voce in capitolo: il bambino. Anche se i motivi personali della gestante o dei genitori committenti possono apparire sinceri o amorevoli, il rischio di subordinare la vita del nascituro ai desideri degli adulti rimane.Invito, perciò, a riflettere su un principio fondamentale: la verità della vita non può essere manipolata o adattata a bisogni soggettivi senza rischiare di tradirne la natura. Voglio anche esprimere un monito, non a partire dalla mia fede cristiana, ma dal mio amore per l'umanità e dalla dignità di ciascuna creatura, contro la tentazione moderna di piegare tutto - inclusa la vita stessa - alle logiche del desiderio o della convenienza, anche quando queste sono mascherate da nobili intenzioni.Se si accetta questo principio, la gestazione per altri non può mai essere considerata eticamente neutra, perché mette in discussione il rispetto radicale per la vita come dono gratuito, e non come oggetto disponibile per rispondere a un bisogno umano, per quanto comprensibile o doloroso possa essere.Questa è la sfida di oggi, che riguarda ogni persona disposta a ragionare con la mente aperta e non con le lenti delle ideologie. Una riflessione collettiva più profonda: che tipo di società vogliamo essere? Una che difende l'inviolabilità della vita o una che la subordina ai desideri degli adulti?Don Matteo ZambutoPaviaAuto in piazzacarrozzine vietateUn mio parente è ospite dell'housing di via dei Liguri assieme ad altre 4 persone che vengono assistite e, per le uscite, usano sedie a rotelle. A tal scopo, il responsabile della struttura aveva interessato il comune per lastricare l'acciottolato di piazza del Duomo per agevolare l'attraversamento di via Teodolinda degli ospiti in carrozzina (richiesta prontamente soddisfatta dal Comune!). È nato però un problema: tanti, ma proprio tanti automobilisti parcheggiano a lato dell'edicola e fuori dalle strisce segnate a terra, invadendo il lastricato e conseguentemente rendendolo inutile per i disabili.Signor comandante, mandi ogni tanto (tutti i giorni) i suoi uomini a controllare la sosta delle autovetture e a sanzionare le infrazioni eventuali! Grazie.Lettera firmataPaviaAl mercatinoUna scintilladi bellezzaUna singola faccetta staccata da una pietra preziosa è incorniciata con del legno dorato vecchio di 100 anni; uno specchio piccolissimo ha abbandonato il suo aspetto utilitaristico ed è diventato simbolo, idea, un po' di sorriso, un po' di stupore . Semplicità ed essenzialità non sono punti di partenza, ma mete luminose, come le scintille di questi minuscoli specchi. Queste meraviglie si possono trovare al mercatino domenicale di viale Matteotti, a Pavia. Sono creazioni di una deliziosa coppia di anziani signori. Al loro banchetto si respira desiderio di far partecipare al piacere della bellezza, accessibile anche a chi passa distrattamente.Un tempo si dava più importanza al pezzo d'arte che non all'artista, e anche questi distinti signori offrono i loro pezzi d'arte per quello che sono: un tributo all'armonia, al sorriso. Così non firmano i loro piccoli capolavori e, questo gesto di umiltà, li rende dei giganti. Lei si chiama Laura. Secondo me, sono molto più bravi di quanto si immaginino. Paolo Severi. Pavia