Dottorandi e ricercatori delusi «La nuova riforma ci penalizza»

il casoSilvio Puccio / paviaDottorandi in assemblea contro la riforma della ricerca sulla quale sta lavorando il ministero dell'Università: giovedì pomeriggio, una trentina di assegnisti e docenti hanno partecipato all'incontro a Scienze politiche organizzato da Adi Pavia, associazione italiana che anche a Pavia conta diversi associati tra i circa 800 dottorandi e più di 200 assegnisti dell'Università cittadina. L'obiettivo del ministero è mettere mano al sistema di reclutamento e carriera del personale universitario, modificando le figure contrattuale che già ci sono - come gli assegnisti di ricerca - e introducendone di nuove. Una riforma che, secondo le associazioni, rischia di esasperare il già alto livello di precarietà che già oggi sperimenta chi lavora nella ricerca: «Le novità di cui il ministero dell'Università sta parlando allungheranno il precariato in modo apocalittico, togliendo diritti e tutele a chi lavora negli atenei. Parliamo di persone che, in certi casi, hanno quarant'anni o più e lunghi periodi di incertezza lavorativa alle spalle. Il governo non comprende che dottorandi, assegnisti e ricercatori sono lavoratori a tutti gli effetti, ma sembra che le nostre competenze non vengano riconosciute» afferma Raffaele Vitolo, assegnista di ricerca in Filologia e componente di Adi. «Di fatto si svuota di significato la riforma del 2022 sui contratti di ricerca, che tra le altre cose era un obiettivo fissato dal Pnrr». Spaventano anche i tagli al fondo di finanziamento ordinario, cioè uno degli strumenti attraverso i quali vengono sostenute le Università italiane. «La riforma si inserisce nel solco di una nuova stagione di austerità per gli atenei, visto il taglio da 500 milioni del fondo di finanziamento ordinario e il blocco del turn over, visto che per cento pensionamenti ci saranno soltanto 75 assunzioni come la legge di bilancio 2025 sembra prevedere». All'incontro organizzato anche da Udu e Arted ha partecipato anche Lorenzo Goppa, dottorando del dipartimento di Scienze della terra e assessore comunale all'Ambiente con il Movimento 5 stelle. La sua voce si aggiunge a quella dei tanti che chiedono più tutele: «Dobbiamo partire dai singoli atenei per opporci a questa riforma - dichiara Goppa - da un lato si introducono nuove figure, dall'altro diminuiscono diritti e tutele allungando i tempi di una carriera già precaria. Dottorandi e ricercatori mandano avanti le attività dei dipartimenti, fanno lezione e lavorano per meno di 1.100 euro al mese. Questa riforma è solo propaganda, non una risposta alle criticità di questo settore. Stiamo contattando deputati e senatori per farci sentire». --