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«Vi sono dei momenti nella vita di ogni istituzione in cui non è possibile limitarsi ad affermare la propria visione delle cose - approfondendo solchi e contrapposizioni - ma occorre saper esercitare capacità di mediazione e di sintesi». Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, utilizza il palco del festival delle Regioni e delle Province per lanciare un allarme sul fronte della collaborazione istituzionale. Un principio che va sempre salvaguardato, sottolinea il capo dello Stato, in quanto elemento a tutela della collettività. No alle logiche di parte, dunque. «Tra le istituzioni e all'interno delle istituzioni la collaborazione, la ricerca di punti comuni, la condivisione delle scelte sono essenziali per il loro buon funzionamento e per il servizio da rendere alla comunità». Perché «le istituzioni appartengono e rispondono all'intera collettività e tutti devono potersi riconoscere in esse». Parole di certo non casuali in un momento delicato e complesso proprio a livello di rapporti istituzionali. E alla vigilia del varo di un decreto, quello sui migranti, sul quale è andato in scena un durissimo scontro tra il governo e le toghe dopo la decisione del tribunale di Roma sui Cpr albanesi. Un passaggio - viene comunque evidenziato dal Quirinale - che va anche letto come sollecitazione, l'ennesima, sulla questione dell'elezione dei giudici costituzionali vacanti. Una partita che ha visto finora uno stallo per la mancanza di un'intesa tra maggioranza e opposizione. Nell'ultima votazione delle Camere è andato in scena il muro del centrosinistra sul nome di Francesco Saverio Marini, consigliere giuridico di Palazzo Chigi. Una nuova riunione del Parlamento in seduta comune è prevista per il 29 ottobre prossimo e il centrodestra ha già fatto sapere che insisterà su quel candidato. --