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Il modello Albania, che prevede il trasferimento dei migranti in hotspot con bandiera italiana ma fuori dai nostri confini, sembra convincere Ursula von der Leyen, che si prepara ad una stretta securitaria, con una corposa modifica della direttiva rimpatri. Nella lettera che la presidente della Commissione ha inviato ai leader Ue c'è una sorta di vademecum dei prossimi passi di Bruxelles sulla migrazione. E c'è l'endorsement all'iniziativa italo-albanese. «Abbiamo dato il buon esempio», il protocollo firmato con Tirana apre «una strada nuova, ma che rispecchia perfettamente lo spirito europeo», ha spiegato Meloni nelle comunicazioni in Parlamento. E al Pd che la contestava ha risposto ricordando che «la quasi totalità dei Paesi membri concordano con queste politiche, siete voi ad essere isolati». Quasi contemporaneamente la Commissione spiegava che con le attuali norme comunitarie il modello Albania non è legalmente percorribile, ma l'esecutivo Ue «sta esaminando come regolamentare i rimpatri in Paesi terzi». Non sarà un esame facile. E l'endorsement di von der Leyen, seppur messo nero su bianco, per ora è più teorico che pratico. Alla Commissione, infatti, vogliono prima valutare con attenzione l'operatività del protocollo con Tirana che, come spiegato dallo stesso premier Edi Rama («ho declinato altre richieste»), ha una sua specificità italiana. C'è inoltre un'altra faccia della medaglia in questa corsa alla Fortezza Europa. Ed è il volto di un'Ue ancora divisa, stretta tra la spinta dei falchi sulla migrazione, i dubbi di Berlino e Parigi, la resistenza della Spagna. Il dibattito rischia di sfociare in uno scontro aperto. --