Senza Titolo
Tutte le città, e i territori che vi si riferiscono, dispiegano - quasi fossero creature viventi - biografie in continua evoluzione. Dentro queste biografie, proprio come accade a ciascuno di noi, prendono posto date di eventi più o meno memorabili, fasi di ascesa e di declino, stagioni di speranza e di smarrimento. Solo che, a differenza di quanto capita nelle biografie al singolare, cogliere con nitidezza dove e come si colloca il destino di una città, rispetto al momento presente e allo scorrere degli anni, è quanto mai problematico. E tuttavia è una sfida irrinunciabile. Almeno se si vuole dar voce a un confronto esplicito e fecondo, con l'intera comunità di riferimento, sulle direzioni del cammino che pare opportuno perseguire. E sulle scorciatoie pericolose e le vie perdute che città e territori devono evitare di imboccare se non vogliono impantanarsi in malefiche paludi. O in stasi foriere di traumatici tracolli. Esplicitare, con franchezza, dentro la biografia di una città e del suo territorio, la propria opinione sul dove ci si trova, sul punto in cui si è, dentro la traiettoria del tempo dato a un determinata comunità, è una sfida difficile, ma va affrontata. Esattamente come hanno fatto, l'altro giorno, i promotori (l'ateneo e la Regione, ArexPo e il Comune di Pavia e la rappresentanza imprenditoriale di AssoLombarda) del parco "Gerolamo Cardano". Convenuti, davanti a una platea di docenti, ricercatori e imprenditori, per porre la prima pietra di quello che sarà il quartiere generale del distretto dell'innovazione.Un polo che, come ha ricordato il rettore Francesco Svelto, vede già confluire in pochi chilometri quadrati, sul versante occidentale della città, svariati dipartimenti tecnico-scientifici dell'Università, rilevanti presidi del Cnr, ben tre Irccs e il Cnao. Lì, sulla strada Bereguardina, nella sede che presto prenderà concretezza, ricercatori e imprese collaboreranno - operando nella microelettronica, nella farmaceutica e nella scienza della nutrizione - all'interno di quello che costituirà il Parco dell'Innovazione Sostenibile. Un evento, e una data, dunque, da inserire con la dovuta rilevanza dentro la biografia della città e dei suoi territori. Nonché dentro quell'asse del tempo e dei mutamenti con cui, volenti o nolenti, ci si trova tutti a fare i conti. Lo ha esplicitamente ha sottolineato Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, quando, riferendosi alla realtà pavese degli anni appena trascorsi, ha parlato di «un territorio che guardava molto al passato». «Ora - ha aggiunto - si è iniziato a guardare avanti». Non vi è dubbio che, se ci riferisce al decollo del "Parco Cardano", e ad analoghe sfide implementate dall'ateneo e da realtà scientifiche e produttive di punta, questa affermazione si sostiene su concreti e solidi elementi. Tuttavia, forse, merita un confronto tutt'altro che univoco. Su una realtà dove i molteplici fattori che vi interagiscono - sul fronte produttivo e imprenditoriale, culturale e scientifico, certamente, ma anche nelle complesse problematiche demografiche e infrastrutturali, sociali, ambientali, in corso di evoluzione - non hanno affatto il medesimo segno positivo. Spesso segnano il passo. O - pensiamo allo stato del trasporto locale in vasti settori della nostra provincia, all'affanno della sanità territoriale, al degrado delle infrastrutture scolastiche e al tracollo degli investimenti in cultura di base - scivolano all'indietro. Aprendo, dentro la biografia presente delle nostre comunità, pagine dove l'avanzare e il retrocedere si confrontano. Si scontrano. E, proprio come nella vita di ciascuno, impongono di scegliere. --