Padrone della cava a processo per traffico illecito di rifiuti
Maria Fiore / ZIBIDONella sua cava a Zibido San Giacomo sarebbero finiti rifiuti di ogni genere, in particolare macerie da demolizione provenienti da cantieri milanesi e materiali anche pericolosi. Gianarnaldo Bonilauri, 75 anni, avrebbe messo a disposizione la cava per smaltire rifiuti a buon mercato, favorendo così, secondo l'accusa, società legate alla criminalità organizzata. Insieme a lui era finito sotto inchiesta anche Giuseppe Molluso, ritenuto tra i principali conferitori del sito. Ma Molluso, figlio di Giosafatto, considerato figura di spicco dei clan di 'ndrangheta a Buccinasco, è stato assolto nel processo che si è svolto con rito abbreviato (è in corso ora l'appello), mentre Bonilauri, che aveva scelto il dibattimento, si trova ancora sotto accusa. Il processo si sta celebrando a Pavia, davanti al collegio presieduto da Fabio Lambertucci (giudici a latere Giulia Aresini e Valentina Nevoso), ma non è ancora entrato nel vivo. La bonifica Il giudizio infatti era stato sospeso dopo l'avvio della bonifica della cava, sulla provinciale 139. Nell'udienza che si è svolta l'altra mattina in tribunale, su richiesta dell'avvocato difensore di Bonilauri, Lodovico Mangiarotti di Milano, la sospensione è stata prorogata, in attesa che si concludano le operazioni di risanamento dei terreni. L'attività della cava è ferma dal 2021, quando fu sequestrata. L'esito delle operazioni di bonifica potrebbe incidere sulla posizione dell'imputato: il processo è stato rinviato a giugno del 2025. L'origine dell'inchiestaL'indagine era nata dalla maxi operazione "Mensa dei poveri", che aveva portato a galla un giro di presunte tangenti e scambi di favori tra politici e imprenditori lombardi partendo da accertamenti sull'operato di un imprenditore di Corsico. Secondo l'accusa formulata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia (nel processo a Pavia a rappresentare l'accusa c'è una pm di Milano) nella cava e nell'impianto di trattamento di rifiuti sarebbero stati smaltiti, tra gennaio 2018 e aprile 2019, almeno 2.700 tonnellate di rifiuti illeciti. La cava era diventata, sempre per l'accusa, un punto di riferimento per smaltire a buon mercato i rifiuti, in particolare macerie da demolizione che arrivavano soprattutto da cantieri milanesi.Questo avveniva, per la procura, falsificando documentazioni e indicando codici corrispondenti ad altri materiali, meno costosi da trattare, senza analisi, come previsto dalla legge. I rifiuti potenzialmente pericolosi per l'ambiente, così declassificati sulla carta, finivano mescolati ad altri inerti e perdevano ogni tracciabilità, per poi essere reimmessi nel mercato e utilizzati per asfaltare strade o ristrutturare appartamenti. Accuse ancora da provare. --