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La parabola personale e politica di Hassan Nasrallah è stata quasi sin dall'inizio della sua movimentata esistenza segnata dalla necessità di resistere con le armi alla presenza violenta di Israele in Libano e nella regione: tanto da farlo diventare, col passare del tempo, l'unica figura apicale dello sciismo arabo a potersi confrontare alla pari con Ali Khamenei, l'incontrastato leader iraniano. L'indiscussa autorità di Nasrallah è derivata, prima di tutto, dalla sua appartenenza di sangue alla casta nobile dello sciismo: i sadat, i discendenti del profeta. Il suo turbante nero è infatti quello delle famiglie che si dicono legate direttamente a Maometto. In quanto sayyid (pl. sadat), le sue parole e azioni sono per definizione corrette, tenute in altissima considerazione da parte di seguaci e combattenti. Costretto da più di trent'anni alla più totale clandestinità, Hassan Nasrallah nasce nel 1960 in un campo profughi alla periferia di Beirut. Suo padre aveva un banco di frutta nella favela di Burj Hammud. Nono di dieci figli, Nasrallah è costretto all'età di 15 anni a lasciare Beirut per lo scoppio della guerra civile libanese (1975-90). A Tiro, dove la famiglia si era rifugiata, aderisce al neonato movimento Amal, prima entità politica intenzionata a promuovere i diritti della emarginata comunità sciita libanese. Dopo esser stato espulso dall'Iraq di Saddam Hussein, Nasrallah si trova a Qom quando Israele invade massicciamente il sud del Libano nel 1982. L'Iran rivoluzionario di Khomeini accoglie Nasrallah e altri futuri leader sciiti libanesi. Tornato da Qom riceve un incarico politico di rilievo, ma sono gli anni in cui una costola del movimento si stacca per formare, col decisivo sostegno dei pasdaran iraniani, quello che poi diventerà il Partito di Dio, Hezbollah. E Nasrallah, appena 32enne, si trova ad assumere nel 1992 l'incarico di guidare Hezbollah. --