Uccise il figlioletto di 11 mesi altra perizia per la mamma

Maria Fiore / VOGHERAUna perizia ha stabilito che l'imputata è in grado di partecipare al processo chiesto dalla procura, ma per il giudice Pietro Balduzzi serve ora un'altra valutazione, sulla sua pericolosità sociale. Resta dunque sospeso il processo a carico di Elisa Roveda, la mamma di 44 anni che la mattina del 14 luglio dello scorso anno uccise il figlioletto Luca di 11 mesi nell'appartamento in Strada Mezzana a Voghera. L'udienza per assegnare l'incarico al perito, che avrà poi tre mesi di tempo per la sua valutazione, è stata fissata per il 14 novembre, nell'ambito dell'udienza preliminare per l'accusa di omicidio volontario. Resta in comunitàLa donna, difesa dall'avvocato Gianfranco Ercolani di Voghera, si trova ancora in una comunità, in libertà vigilata. La conclusione della perizia potrebbe confermare o modificare il collocamento nella struttura. Ma l'esito della valutazione condizionerà anche l'iter del processo: in caso di pericolosità sociale, infatti, il giudizio dovrà svolgersi davanti alla Corte di Assise. Una perizia, caldeggiata dalla difesa, era stata già disposta dalla procura: riguardava la capacità di intendere e volere dell'indagata ma anche la sua capacità di stare in giudizio. Gli psichiatri hanno stabilito che la donna è in grado di comprendere le accuse che le vengono mosse ma sulle sue condizioni al momento del fatto hanno accertato una condizione psicofisica alterata. Ciò che le stesse indagini avevano stabilito è che la donna prima dell'omicidio stava attraversando da mesi una fase molto critica, di forte depressione, come testimoniato anche dai familiari, la nonna materna del piccolo e il padre, che cercavano di non lasciare mai la donna da sola, e come hanno confermato anche i tre medici che l'avevano in cura.La tragediaIl dramma quella mattina si era consumato in un breve lasso di tempo, prima che arrivasse la nonna del bambino. Nell'alloggio dopo la tragedia erano state trovate dai carabinieri diverse confezioni di medicinali e psicofarmaci, prescritti dai medici. La donna era stata sentita dal pubblico ministero diverse settimane dopo i fatti, perché all'inizio non era stata in condizione di parlare. Al magistrato la mamma aveva detto di non ricordare nulla della tragedia ma aveva raccontato delle sue difficoltà, della crisi depressiva che l'avevano spinta anche a lasciare il lavoro a maggio e del percorso verso la maternità, pieno di ostacoli. Aveva tanto desiderato quel figlio, era stata la sua spiegazione al magistrato, e alla fine nonostante le difficoltà era riuscita a coronare il suo sogno. Ma nello specifico, su quanto è accaduto nella casa di Strada Mezzana la mattina del 14 luglio, mentre il padre del bambino era al lavoro, la donna invece è rimasta sempre in silenzio. --