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Non più solo Hamas, ora anche Hezbollah: Teheran chiama tutte le milizie satelliti nella regione - dallo Yemen all'Iraq, passando dalla Siria - a serrare i ranghi, imbracciare le armi e correre in aiuto anche del Partito di Dio libanese, che «non può farcela da solo». Parola del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, considerato un riformatore moderato, che mobilita ancora di più tutta la mezzaluna sciita, ovvero il cosiddetto Asse della resistenza. Hezbollah «non può restare solo» contro Israele «che viene difeso, sostenuto e rifornito da paesi occidentali, europei e Usa», ha detto Pezeshkian, in un'intervista alla Cnn a New York, dove si trova per l'assemblea generale dell'Onu, alimentando ulteriormente i timori di un allargamento del conflitto. Così come cresce la capacità offensiva della milizie dell'Asse della resistenza di cui l'Iran rappresenta il fulcro dal punto di vista politico, economico, militare e ideologico-religioso. A cominciare dagli Houthi dello Yemen, che oltre a creare da mesi enormi difficoltà e pericoli alla navigazione e commerciale nel Mar Rosso, il 19 luglio sono riusciti a colpire persino Tel Aviv. Immediata la risposta di Israele che ha causato sei morti e 90 feriti. Ma ci sono anche gli iracheni di Kataib Hezbollah e di altre milizie sciite che concentrano incursioni e azioni di disturbo con droni e razzi contro le forze Usa e gli alleati della coalizione in Iraq. Una strategia simile a quella delle milizie sciite in Siria, che periodicamente lanciano droni e razzi contro località in Israele, impegnando così l'Iron Dome, che finora è sempre riuscito ad intercettarli. Ma Teheran ha milizie satelliti anche in Bahrein e persino Arabia Saudita, che potrebbero essere mobilitate. --