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Prima i cercapersone, poi i walkie talkie. Sarebbero stati acquistati insieme, cinque mesi fa, i dispositivi in possesso dei membri di Hezbollah esplosi in simultanea, a un giorno di distanza, causando vittime e feriti in Libano e Siria. Manomessi prima di arrivare nelle mani dei miliziani con piccole quantità di esplosivo in grado di detonare a distanza, i cercapersone, modello AR-924, riportavano il marchio della taiwanese Gold Apollo, che però nega di averli prodotti, mentre le radio Vhf avevano - secondo quanto appare nelle immagini diffuse da media e social - il logo della giapponese Icom, tipo V82 (ormai fuori produzione). Chi li abbia prodotti e venduti a Hezbollah, e attraverso quale intermediario, resta al momento un giallo degno di un film di spionaggio. Così come dove e quando il Mossad sia riuscito a entrarne in possesso per renderli una trappola mortale. Chiamato in causa dal New York Times, il presidente e fondatore della Gold Apollo, Hsu Ching-Kuang, ha respinto le accuse: «Non abbiamo prodotto noi i cercapersone», circa 3.000, finiti nelle mani dei miliziani. «Avevano solo il nostro marchio», ha aggiunto Hsu, spiegando di aver autorizzato «un'azienda in Europa», l'ungherese Bac Consulting Kft, ad usarlo. --