Diamanti truffa, la banca dovrà risarcire l'investitore
il casoMaria FioreDiamanti venduti a un prezzo gonfiato, più alto rispetto al loro effettivo valore. Dieci anni dopo quella compravendita un risparmiatore pavese di 67 anni ha ottenuto dal tribunale di Pavia il risarcimento del danno: la giudice Simona Caterbi ha riconosciuto responsabile la banca che aveva proposto quell'acquisto, la Bpm, condannandola a versare 15mila euro all'investitore, cioè la differenza tra il valore effettivo e quanto sborsato all'epoca. La sentenza è la conclusione di una delle tante cause civili ancora in corso, sia a Pavia che in altri tribunali, sulla vicenda nota alle cronache come la "truffa dei diamanti". Nello scandalo, esploso nel 2016, rimasero coinvolti moltissimi risparmiatori, che acquistarono da varie banche e società venditrici di pietre preziose uno o più diamanti ad un prezzo di gran lunga superiore al reale valore delle pietre stesse. In particolare, queste società venditrici di pietre preziose stipulavano con alcune banche italiane contratti di collaborazione proprio allo scopo di vendere i propri diamanti, grazie all'intermediazione di queste ultime, ai clienti. Gli istituti di credito consigliavano ai clienti l'impiego dei propri risparmi nella compravendita di diamanti, presentando l'acquisto come un investimento sicuro da speculazioni e oscillazioni di mercato e subito liquidabile.Nel caso che si è concluso con una sentenza di condanna del tribunale di Pavia, l'investitore aveva ricevuto dall'impiegato dell'istituto di credito, nel 2014, la proposta di acquistare diamanti dalla società Intermarket Diamond Business Spa, presentando l'operazione come una opportunità per diversificare gli investimenti. L'investitore comprò due diamanti, per 15mila e 9mila euro. Ma negli anni successivi venne a conoscenza dei procedimenti avviati contro la società e alcune banche, ritenute responsabili di avere attuato pratiche commerciali scorrette. Fece stimare i diamanti da un esperto e apprese, così, che le pietre valevano molto meno rispetto al costo di acquisto. Da qui la causa, che è stata seguita dall'avvocata Luisa Flore. Per la giudice Caterbi la banca «ha fornito» all'investitore «informazioni non corrette sulle caratteristiche del prodotto in cui stava investendo i propri risparmi». La sentenza di condanna non era però scontata. «Ci sono state nei tribunali pronunce altalenanti, perché la società coinvolta è fallita e questo comporta responsabilità su più livelli - spiega l'avvocata Flore -. Quindi è importante che venga formulata una domanda che coinvolga una responsabilità diretta della banca». --