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Le nomine di Ursula von der Leyen per la nuova Commissione corrono sul filo ma, per ora, sembrano reggere. Sul primo nodo, quello di Raffaele Fitto alla vicepresidenza esecutiva di Palazzo Berlaymont, la sensazione è che una trattativa sia possibile e percorribile sebbene l'esito dipenda indissolubilmente dall'audizione che il ministro italiano è chiamato a svolgere all'Eurocamera. In quell'occasione, da socialisti, verdi e liberali partirà un tiro a bersaglio che non riguarderà solo Fitto, ma il governo di cui è ancora parte. E ogni errore potrebbe rappresentare, per le compagini europeiste, la pistola fumante per bocciare la candidatura. Von der Leyen si avvia a un weekend denso di telefonate e segnato da diversi nodi da sbrogliare. Il primo sta nel convincere i socialisti a non annunciare il «no» a Fitto e quindi alla sua Commissione un minuto dopo che, martedì a Strasburgo, dovrebbe essere presentata la squadra. Von der Leyen ha qualche carta da giocarsi. Dal canto loro, il gruppo S&D non ha chiuso le porte a Fitto. «Stiamo negoziando, ci sono molti temi in gioco. Non vogliamo parlare di linee rosse, ma di priorità. Non capiamo perché un governo che ha detto chiaramente che non supporta von der Leyen abbia un ruolo come il nostro o come quello di popolari e liberali», hanno spiegato fonti socialiste. Aggiungendo: «Von der Leyen è presidente grazie alle forze pro-Ue e dunque non è comprensibile avere un vicepresidente esecutivo di Ecr. Ma saremo responsabili . Fitto dovrà dimostrare al Parlamento se è pro-Ue e dovrà essere preparato». --