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Nessun dietrofront, nessuno stravolgimento in zona Cesarini: Ursula von der Leyen si prepara a chiudere il primo round della complicatissima partita della composizione della nuova Commissione. Salvo colpi di scena mercoledì comunicherà ai presidenti dei gruppi dell'Eurocamera ruoli e mansioni che intende affidare ai 26 candidati per l'esecutivo Ue. Lo farà in un clima ad altissima tensione e di fronte ad una maggioranza che, soprattutto sulla scelta di dare a Raffaele Fitto la vicepresidenza esecutiva, sembra andare verso una clamorosa spaccatura. Dopo la veemente protesta dei Liberali, sono stati infatti i Verdi a lanciare un chiaro avvertimento a von der Leyen: posizionare Fitto ai vertici di Palazzo Berlaymont può spaccare la coalizione europeista. Dalle parti dei partiti europeisti l'inserimento del ministro italiano viene visto come un primo chiaro segnale della politica dei due forni che von der Leyen potrebbe utilizzare all'Eurocamera, giocando su maggioranze variabili che a volte includono - oltre al Ppe - i Verdi, i Liberali e i Socialisti e altre volte invece si avvalgono del supporto dei Conservatori e Riformisti. Von der Leyen «è stata eletta a luglio solo perché ha ottenuto anche i nostri voti e non quelli dell'estrema destra, ecco perché la Commissione non deve spostarsi improvvisamente a destra», ha tuonato la co-presidente dei Greens, Terry Reintke. I Verdi in effetti sono stati decisivi, dando il loro sostegno in cambio di un ingresso permanente nella maggioranza che invece in buona parte del Ppe è a dir poco mal visto. Fitto, nonostante la sua fama di uomo del dialogo, è così diventato parte di una battaglia più ampia, che ha visto scendere in campo anche i Socialisti. La delegazione francese e quella tedesca, in particolare, hanno manifestato crescenti malumori per le scelte di von der Leyen. Una su tutte, non essersi adoperata con decisione - è l'accusa - per convincere il governo lussemburghese a cambiare candidato, il popolare Christophe Hansen con Nicolas Schmit, socialista. Quella stessa determinazione, invece, von der Leyen l'ha messa in campo per aumentare la quota di commissari donne. La Slovenia, dopo la Romania, alla fine ha candidato l'ex diplomatica Marta Kos dopo il ritiro di Tomaz Vesel. Il problema, per il Pse, è che ha solo 4 membri su 27 in Commissione. Ma è stata la stessa capogruppo Iratxe Garcia Perez a predicare calma in vista delle audizioni dei singoli commissari. Von der Leyen sembra ormai orientata a sei vicepresidenze esecutive: oltre a Fitto (con la delega agli Affari economici, il Recovery e la Coesione) ci sarebbero Valdis Dombrovskis (con il portafoglio dell'Allargamento e della Ricostruzione ucraina), Thierry Breton (con la delega all'Industria e all'Autonomia strategica), Teresa Ribera (Clima e Transizione), Marso Sefcovic (Semplificazione e Attuazione) e l'alto rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas. --