Senza Titolo

Seduto in sala, accanto al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, per la Cerimonia di premiazione della Mostra del cinema della Biennale di Venezia. Per Alessandro Giuli è questo il battesimo da ministro: al Lido ma senza red carpet, già inaugurato, ma in veste di presidente del Maxxi e sempre con il suo amico che dirige la Biennale al fianco. Un segno al limite del propiziatorio anche se imposto dal protocollo. Subito funestato, tuttavia, dalle parole dure di Nanni Moretti che ha invitato registi ed attori ad «essere più reattivi nei confronti della nuova pessima legge sul cinema».Quello del cinema è uno dei grattacapi che aspettano di vedere alla prova il nuovo ministro, e uno degli inciampi indicati da Gennaro Sangiuliano tra quelli che gli fanno lasciare il dicastero con l'amaro in bocca. Il nodo dei contributi al cinema e all'audiovisivo sarà infatti una delle prime scadenze nell'agenda di Giuli. I decreti direttoriali che dovranno dare corpo alla riforma del tax credit dovranno essere varati entro il 9 ottobre e sono attesissimi dal comparto: su questi e sulla composizione della commissione giudicante sui contributi «selettivi», su cui il governo ha spostato il baricentro dei fondi, da tempo le associazioni rappresentative dell'industria cinematografica chiedono di essere ascoltate. Potrebbero essere l'ultima chance per correggere quelle criticità individuate e segnalate dal comparto: «Abbiamo fatto proposte ma fino ad ora l'interlocuzione è stata pari a zero», lamentano gli addetti che chiedono invece di confrontarsi con le istituzioni. Come ovvio, l'organizzazione del G7 della Cultura a Napoli resta lo scoglio principe del neo ministro che subentra proprio nelle ore in cui il programma e l'ospitalità dell'evento dovevano essere finalmente resi noti. --