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ReplicaIl caso Caribùazienda di VigevanoEgregio direttore,alcune precisazioni in relazione all'articolo pubblicato il 10 agosto dal titolo "Chiude un altro calzaturificio al Caribù in fumo 24 posti". Inparticolare: 1- L a Carib ù Srl non ha mai avuto nulla a che fare con il marchio Henry Cuir e con il marchio M elodie .2 - L a C arib ù Srl non ha mai avuto problemi e non ha mai cambiato ragione sociale nei 30 anni di attività.3 - Il signor Henry Beguelin non è proprietario della società Caribù.4 - A seguito dell'evidenziarsi di basse marginalità registrate su alcun i prodotti, l'azienda ha avviato una ristrutturazione del business preferendo focalizzarsi su articoli con redditività più elevata.5 - A seguito del suddetto processo di ristrutturazione e a seguito della verificata impossibilità di di riallocare parte della forza lavoro in altre aree dell'azienda, 8 dei 24 dipendenti (non i 2/3 come erroneamente riportato) sono stati messi in cassa integrazione in deroga che cesserà il 31/12/2024.6 - Il 31 dicembre 2024 l'azienda non cesserà l'attività: lo stabilimento è e continuerà ad essere operativo e i dipendenti continueranno a svolgere il loro lavoro e non verranno dunque licenziati.Tullio Maraniamministratore delegato Caribù SrlI primi tre rilievi della replica non aggiungono né tolgono nulla all'articolo in questione. Il quarto e quinto punto riassumono quanto riportato nel verbale di accordo firmato al ministero del Lavoro il 18 luglio scorso. Verbale nel quale si legge testualmente che «...l'azienda si è determinata a chiudere l'attività produttiva del sito di Vigevano... trasformandosi in una realtà esclusivamente commerciale». La cassa integrazione concessa (sempre da verbale) può riguardare un massimo di 12 lavoratori: se riguarda solo 8 di loro, ben venga. Naturalmente nulla vieta che nel percorso fino al 31 dicembre la situazione possa cambiare, tant'è che sono previsti incontri di verifica «per monitorare l'andamento del programma di cassa integrazione» (sempre dal verbale). Non solo PostamatPiccoli sindacigrande vittoriaHo letto con piacere della piccola grande vittoria ottenuta dal sindaco di Cornale nel riuscire ad avere finalmente lo sportello Postamat per il suo paese. E' la dimostrazione importante che, a volte i problemi e i disservizi possono arrivare a vedere una soluzione, senza doversi sempre trincerare dietro un lapidario "Non ci compete!" .La triste realtà oggi è che quella frase lapidaria , viene più comoda e conveniente , anziché l'affannarsi nel cercare una soluzione.Senza considerare che quando "rompi le scatole" alle Alte Sfere della politica può poi succedere che il tuo Comune venga tagliato fuori o lasciato tra gli ultimi nel momento in cui si tratta di ottenere contributi monetari o la realizzazioni di lavori di competenza non comunale. I sindaci dei piccoli centri sempre meno sanno fare rete tra di loro e questo è un vero peccato, perché per esperienza personale so che collaborando e confrontandosi si possono ottenere risultati e ci si può aiutare vicendevolmente, senza la necessità di fondare Unioni "ufficiali", soprattutto in questi tempi difficili dove i piccoli centri vengono sempre più depauperati di servizi essenziali.Mi aspetto che anche l'Anci aiuti i Comuni nel trovare quella trama collaborativa utile a far si che la vittoria di un singolo possa diventare la normalità , così da poter finalmente cancellare quel fastidioso: "Non ci compete".Pietro ScudellariUrbanisticaPavia è comeuna vecchia signoraQualche giorno leggevo il pezzo scritto da Giorgio Boatti a proposito della possibilità di chiamare il progettista di fama internazionale Carlo Ratti per il nuovo Pgt, per progettare una Pavia green, intelligente, inclusiva e sostenibile.Ciò mi ha riportato alla memoria, data la mia età , i lontani anni Sessanta- Settanta nei quali fu sostenuto un progetto altamente moderno per la costruzione del "complesso residenziale Patrizia" in località S. Lanfranco. Anche allora fu elaborato con alti standard abitativi da un famoso archistar, il finlandese di nome Alvar Aalto, innamorato delle sponde del Ticino; le 3 unità erano simili a " case ondulate" (che al momento mi ricordano le Vele di Scampia). Gli ambientalisti pavesi insorsero e non se ne fece nulla. Il risultato attuale dei luoghi non è pregevole.Lo scopo del mio intervento è quello di sollecitare una grande attenzione nel prendere decisioni mirabolanti in nome della sostenibilità, perchè la città è come una vecchia signora che necessita di cure costanti, con abitanti anziani sempre più numerosi e giovani che occupano le strade non avendo luoghi di aggregazione se non le aule di studio e i locali pubblici.La mobilità deve essere sostenibile per il futuro prossimo: sì a progettare una città smart e intelligente; sì per preservare e creare il verde, ma serve la partecipazione dei cittadini e occorre pensare anche a rispondere ad una richiesta abitativa meno costosa dell'attuale e ridotta di misura, utilizzando fattori di cui la città è ricca, forse a sua insaputa: la bellezza con il suo patrimonio artistico, museale, culturale; il sapere della sua Università; le sue eccellenze nella Sanità ed altro ancora.Anna Maria Carlini. Pavia