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Il giorno dopo l'intenso scambio di missili tra Israele e Hezbollah, che ha fatto temere l'inizio della minacciata escalation in Medio Oriente, tutto è tornato alla routine militare degli ultimi 325 giorni. Nessun dettaglio è emerso sui danni effettivi di una mattinata di guerra con centinaia di proiettili scagliati sul nord di Israele e sul sud del Libano. Così come, dopo la mancata svolta e la mesta partenza dal Cairo dei capi negoziatori dell'accordo sulla liberazione degli ostaggi e il cessate il fuoco a Gaza, i «passi avanti» e gli «incontri costruttivi» dichiarati dagli Usa appaiono pallidi risultati diplomatici. L'Onu ha invece annunciato di aver sospeso le operazioni umanitarie nella Striscia a causa di un nuovo ordine di evacuazione israeliano su Deir al-Balah, nel centro del territorio palestinese: dall'inizio della guerra in ottobre, ha osservato un alto funzionario del Palazzo di Vetro, le Nazioni Unite hanno dovuto talvolta «ritardare o mettere in pausa» le operazioni, «ma mai fino al punto di dire concretamente che non possiamo più fare nulla» come invece avviene ora. I media del Qatar, Paese mediatore tra Hamas e Israele, hanno rivelato che durante gli incontri nella capitale egiziana di domenica si sono intraprese nuove strade per affrontare i problemi più urgenti, vie alternative per spingere le parti a una tregua umanitaria dai quattro ai sette giorni per distribuire i vaccini antipolio a Gaza. Con Israele che ha consegnato dosi per 1,255 milioni di persone, pochi giorni dopo che un caso di poliomielite è stato identificato nella Striscia per la prima volta in 25 anni. Sul tavolo al Cairo sono rimaste insolute le questioni che stanno bloccando le trattative da settimane prima di arrivare all'accordo vero e proprio: il controllo del valico di Rafah, confine internazionale tra Gaza e il Sinai egiziano, e del Corridoio Filadelfia, di cui il varco fa parte. Fonti israeliane hanno fatto trapelare che essendo un punto delle trattative troppo spinoso, la sua trattazione è stata rinviata a un momento successivo. Infatti Hamas, che in Egitto era presente ma senza partecipare ai colloqui, ha continuato a chiedere che si attui il piano Biden del 2 luglio, rifiutando che l'Idf resti a Gaza. Benyamin Netanyahu ha ceduto sullo spostamento di qualche centinaio di metri delle truppe dall'Asse Filadelfia, ma respinge una smobilitazione totale. L'Egitto ha ribadito lunedì attraverso dichiarazioni anonime dei suoi funzionari ai media locali che «non accetterà una presenza israeliana al valico di Rafah o sul Corridoio Filadelfia». Secondo un report del quotidiano libanese al Akhbar, affiliato a Hezbollah, gli sforzi dei mediatori si sono concentrati su «un ritorno al precedente accordo che Yahya Sinwar ha sottoscritto ma con piccole modifiche, compreso un ritiro graduale e non completo dell'Idf dalla Striscia, in cambio di una flessibilità israeliana sul ritorno degli sfollati nel nord dell'enclave». Tra quelle che vengono definite «concessioni» figurano «il ritiro graduale di Israele dall'Asse Filadelfia nella prima fase dell'accordo». Intanto il primo ministro del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a Teheran, dopo aver preso parte al vertice del Cairo. Mentre sul fronte nord, i miliziani sciiti del partito di Dio sono stati in pausa per una trentina di ore prima di ricominciare a lanciare i razzi quotidiani contro il nord di Israele. L'Idf ha invece ripreso con gli omicidi mirati colpendo nella città costiera di Sidone, in Libano, un quadro palestinese di Hamas, probabilmente Nidal Hleihil. Tutto come prima, 24 ore dopo la dimostrazione di forza e il cielo che «bruciava come l'apocalisse», come ha detto un testimone libanese. Nessun dettaglio sugli effettivi danni. --