Lo studio che fa ben sperare sui batteri super resistenti
PAVIAUna nuova tecnica, per tracciare i superbatteri ospedalieri, è stata sviluppata da ricercatori del policlinico San Matteo, dell'Università di Pavia, dell'Università di Oslo e del Wellcome Sanger Institute.Lo studio, messo a punto durante la prima ondata di Covid 19, ha identificato le specie batteriche presenti nei pazienti, inclusi patogeni noti per la resistenza agli antibiotici. È stato effettuato un campionamento da 256 pazienti ricoverati al San Matteo.Sono stati raccolti materiali da diversi distretti corporei: intestino, vie aeree superiori e polmoni.L'analisi di 2.418 campioni di Dna ha identificato 52 specie batteriche, di cui il 66% comprendeva diversi ceppi delle sette infezioni batteriche ospedaliere più comuni. La nuova tecnica genomica permette di tracciare contemporaneamente la diffusione di più superbatteri negli ospedali e, potenzialmente, migliorare la sorveglianza e la gestione delle infezioni ospedaliere. Dallo studio, recentemente pubblicato sulla prestigiosissima rivista di settore The Lancet Microbe, è emerso che i pazienti in terapia intensiva erano costantemente colonizzati da batteri in grado di causare malattie gravi e, nel 40% dei casi, erano portatori di fattori di resistenza agli antimicrobici.È stata mappata con successo la loro diffusione su un periodo di cinque settimane, prevedendo quali erano più probabilmente causa di infezioni acquisite nei nosocomi. A conclusione del lavoro, gli autori propongono che la loro tecnica possa essere integrata in futuro con i sistemi di videosorveglianza ospedaliera esistenti, con lo scopo di identificare, tracciare e controllare la diffusione di più batteri resistenti ai trattamenti antimicrobici. «La nostra Unità ha rilevato il primo caso di Covid-19 nel mondo occidentale - sottolinea Fausto Baldanti, direttore SC Microbiologia e Virologia della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo e professore ordinario dell'Università di Pavia -. Abbiamo potuto assistere in diretta alle primissime fasi della pandemia e al grande sforzo scientifico mondiale di ricerca sul Sars-Cov2. Tuttavia, lo studio dei nostri ricercatori ha dimostrato che in quel frangente i superbatteri non sono scomparsi. Al contrario, la presenza simultanea di più specie di batteri multiresistenti nei reparti di terapia intensiva, che accoglievano pazienti con Covid-19, ha costituito un aspetto cruciale della situazione clinica legata alla nuova malattia in quei giorni drammatici». --Stefania Prato