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Il governo guarda anche alle banche per risolvere il sudoku della manovra. Escluso qualunque intervento sugli extraprofitti, gli utili degli istituti di credito resterebbero nel mirino. Sul tavolo non ci sarebbe ancora nulla di concreto, ma si starebbe sondando la percorribilità di un intervento che possa costituire anche un nuovo tassello per comporre il difficile patchwork delle coperture. Le ipotesi Un'ipotesi allo studio sarebbe quella di aumentare i tassi di interesse sui conti correnti, favorendo i clienti e allo stesso tempo anche le casse pubbliche. Si pensa, in particolare, secondo quanto riporta Repubblica, all'obbligo per le banche di remunerare i propri clienti, garantendo così un gettito fiscale anche allo Stato: oggi i capital gain dalle rendite finanziarie sono tassati al 26%, quindi per ogni 100 euro di interessi girato ai correntisti, lo Stato ne incasserebbe 26. Una strada che però presenterebbe un rischio di incostituzionalità «elevato», evidenzia lo stesso quotidiano. Oltre al fatto che gli istituti di credito, rilevano alcuni osservatori, potrebbero rivalersi sui clienti, aumentando di costi di gestione dei conti correnti. Quello delle banche, poi, è un terreno impervio. Già l'anno scorso il governo provò ad introdurre una tassa sugli extraprofitti delle banche, ma fu costretto a rivedere la norma in maniera sostanziale portando a zero il gettito per lo Stato. E la settimana scorsa l'ipotesi di un nuovo prelievo, oltre a mettere le banche sotto pressione in Borsa, ha fatto subito agitare la maggioranza, con il muro di Forza Italia e l'immediata smentita dell'esecutivo. Una posizione ribadita dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che dopo l'ultimo consiglio dei ministri prima della pausa estiva ha spiegato: «Le banche saranno chiamate, come tutti i cittadini, a contribuire alla finanza pubblica». «Non ci saranno tasse sugli extraprofitti», ha però chiarito: «ma le tasse sui profitti sì, come per tutti gli altri». Gli istituti di credito hanno collezionato consistenti utili grazie all'aumento dei tassi ufficiali di sconto. Solo per i primi cinque gruppi bancari italiani nei primi sei mesi dell'anno, secondo un'analisi della Fondazione Fiba di First Cisl, il notevole incremento dei ricavi ha determinato un utile netto di oltre 12 miliardi. Se davvero servirà il contributo delle banche lo si capirà comunque più avanti. La caccia alle risorse per la manovra è partita, ma il quadro sarà chiaro in autunno. Si guarda con speranza al buon andamento delle entrate, che nei primi sei mesi segnano già un incremento di circa 10 miliardi: un possibile «tesoretto» sul quale però Giorgetti professa cautela. Prima bisogna vedere i risultati di luglio dei versamenti in autoliquidazione ed altre scadenze prorogate come la quinta rata della rottamazione a settembre e il concordato preventivo ad ottobre: sarà quello il «momento della verità», cui conseguiranno le decisioni. La partita delle coperture si gioca anche sul fronte fiscale, con il possibile disboscamento delle tax expenditures che potrebbe portare risparmi per 1 miliardo. Al momento però escluse le detrazioni più importanti: le valutazioni, spiega Leo, si concentrano sui «crediti d'imposta o le detrazioni di minore importanza». Per confermare le misure finanziate solo per quest'anno servono almeno 20 miliardi. il caposaldo è il taglio del cuneo, che costa 11 miliardi e che il governo ha già garantito anche per il 2025. Mentre per fare qualcosa di più nell'ambito della riforma dell'Irpef, andando a coinvolgere anche redditi sopra i 50mila euro, tutto dipende dall'esito dell'adesione al concordato preventivo biennale. --