Per la bonifica dell'area ex Snia la proprietà contro il Comune
Fabrizio Merli / paviaL'amministrazione comunale di Pavia è cambiata di colore politico, ma non si attenua il braccio di ferro sulla bonifica dell'area ex Snia. Una battaglia a colpi di ricorsi al Tar per non accollarsi le spese di una bonifica stimata tra i 20 e i 30 milioni di lire. Questa volta la controversia riguarda le spese per il piano di caratterizzazione, cioè per redigere una sorta di mappa dei punti inquinati con la descrizione dettagliata delle sostanze inquinanti rilevate. tre proprietariLa ex Snia è un'area industriale dismessa che si trova a Pavia Est e affaccia su viale Montegrappa. Misura 107.795 metri quadrati e la proprietà è divisa fra tre società: Borgosnia Srl che ne detiene il 68%, Torino Uno Srl proprietaria del 32% e Giava Srl che ha il 5%. Abbandonata dal 1984 è una delle "ferite" che la deindustrializzazione ha lasciato sul territorio comunale. Da anni si discute della bonifica dei terreni, inquinati da varie sostanze. Ai primi di luglio la Regione ha destinato 675mila euro al Comune di Pavia per avviare la mappatura degli inquinanti. Il Mezzabarba si è avvalso della legge secondo la quale, in presenza di pericoli per l'incolumità o la salute pubblica, l'ente locale può intervenire direttamente, salvo poi mettere il costo dell'intervento a carico del proprietario dell'area. In questo caso, dunque, i 675mila euro verrebbero utilizzati per pagare i tecnici che faranno la campionatura e le analisi dei terreni e, in un secondo momento, chiesti alla proprietà dell'area. Il 9 maggio 2024, dunque, il dirigente del settore Urbanistica ha firmato un atto con il quale si avvìa il procedimento di bonifica.impugnatoIl 13 luglio scorso i legali della società Torino Uno Srl hanno impugnato gli atti del Comune davanti al Tribunale amministrativo della Lombardia per chiederne l'annullamento, in particolare della decisione dirigenziale che consente al Comune di procedere in sostituzione del proprietario. «Fortunatamente - spiega l'assessore al Bilancio, Matteo Pezza - la società non ha chiesto la sospensiva del procedimento amministrativo. Quindi sarà possibile procedere con l'avvìo del piano di caratterizzazione. Anche perché è interesse di tutti verificare al più presto cosa si trovi, di preciso, nei terreni sui quali si trovava lo stabilimento della Snia». Il ricorso della Torino Uno Srl in realtà si va ad aggiungere ad altri ricorsi alla giustizia amministrativa contro altrettanti provvedimenti da parte del Comune di Pavia. Uno dei temi di contrapposizione, ad esempio, aveva riguardato la responsabilità di posizionare una barriera per arginare l'inquinamento nella falda acquifera sottostante l'area della ex Snia. Il primo piano di caratterizzazione, approvato nel 2002, aveva evidenziato la contaminazione dei suoli (metalli, idrocarburi, IPA, PCB e diossine) e delle acque di falda (metalli, solfati, idrocarburi, IPA, composti alogenati) e il sito è, pertanto, classificato come potenzialmente contaminato. La contrapposizione con il Comune riguarda il fatto che i proprietari attuali dell'area contestano il fatto che l'inquinamento risale agli anni in cui l'attività produttiva era ancora attiva e, quindi, a una precedente proprietà. --© RIPRODUZIONE RISERVATA