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«Vadim Krasikov è un agente dell'Fsb». Dopo anni di silenzio, e soprattutto dopo che è tornato in Russia accolto tra gli onori da Putin, il Cremlino ha confermato ufficialmente le conclusioni a cui gli investigatori tedeschi erano arrivati da tempo: l'uomo condannato all'ergastolo in Germania con l'accusa di aver ucciso un ex comandante dei separatisti ceceni è un agente dei servizi segreti di Mosca. Il portavoce del Cremlino lo ha detto chiaro e tondo. Non solo: ha anche dichiarato che Krasikov ha prestato servizio nel gruppo delle forze speciali Alpha «assieme a diversi membri della guardia presidenziale» di Putin. «Naturalmente si sono salutati quando si sono visti», ha poi aggiunto Dmitry Peskov parlando dell'incontro tra il presidente russo e Krasikov dopo il mega scambio di detenuti tra la Russia e i Paesi occidentali. E dell'abbraccio tra i due su una pista dell'aeroporto di Mosca-Vnukovo.«La patria non vi ha mai dimenticati», ha detto due notti fa Putin agli otto di cui ha chiesto e ottenuto il rilascio dai Paesi occidentali, tra cui diverse persone condannate per accuse di spionaggio o di crimini informatici. Pure Artyom Dultsev e Anna Dultseva, che secondo le autorità slovene si fingevano cittadini argentini: sono degli «illegali», ha confermato Peskov usando il termine con cui Mosca indica i suoi agenti sotto copertura all'estero. Il Cremlino ha dato loro il benvenuto con picchetto d'onore, tappeto rosso e la promessa di onorificenze di Stato. Il tutto davanti alle telecamere della propaganda. Mosca dipinge insomma come «patrioti» gli otto tornati in Russia. E allo stesso tempo cerca di mettere in cattiva luce i dissidenti: anche usando una definizione infamante come quella di «agente straniero» - che tanto ricorda quella di «spia» - per bollare organizzazioni scomode per il potere, nonché attivisti e oppositori, compresi alcuni di quelli rilasciati giovedì dalle carceri del regime. Ma proprio questi oppositori sottolineano il loro legame con la Russia ogni volta che possono. Lo ha fatto Ilya Yashin, che all'indomani del suo rilascio, ha detto che vorrebbe già tornare in Russia ma che un ufficiale dell'Fsb lo ha minacciato di «finire come Navalny» se rientrerà nel Paese. --