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Pronta a entrare nel vivo di una trattativa che è già «in divenire», senza timori che i rapporti con Bruxelles stiano «peggiorando». Perché non ci sono scontri «con la Commissione» ma una «condivisione» di una attività di «strumentalizzazione» da ultimo del report europeo sullo stato di diritto. Giorgia Meloni, prima di partire per la tappa di Shanghai che chiude la sua missione in Cina, incontra la stampa italiana a Pechino. Ha chiuso con il colloquio «franco e trasparente» con il presidente Xi Jinping una tre giorni di incontri istituzionali «di alto livello» con l'obiettivo di rilanciare i rapporti con il Dragone attraverso uno strumento che è, assicura, «alternativo» alla Via della Seta. Il fronte interno Non può evitare di affrontare le polemiche interne, sia sul suo viaggio (Giuseppe Conte la accusa di avere fatto una «giravolta»), sia quelle sollevate dal rapporto diffuso a metà della scorsa settimana dalla Commissione. Che il governo aveva già commentato, cercando di arginarne gli effetti, sia in modo anonimo, attraverso «fonti», sia con la lettera che lei stessa ha firmato e inviato a Ursula von der Leyen. Ma che non era un atto di accusa contro la Commissione, anzi. L'interlocutore, dice la premier, è «chi strumentalizza quel rapporto», certi «stakeholder» come «il Domani, il Fatto quotidiano, Repubblica» che «imputano al governo le regole della governance Rai» scritte dal governo di Matteo Renzi del 2015, ripete la premier. Che si dice comunque «laica» su una eventuale riforma, giudicata «pessima», dice, dagli stessi che l'hanno voluta. «Niente da dire» nemmeno sulle indiscrezioni di una possibile privatizzazione mentre sulle nomine, visto anche che «si è dimessa la presidente», Marinella Soldi, «bisognerà procedere nelle prossime settimane», spiega senza indicare però una deadline precisa. Non dice nemmeno quando il governo farà il suo nome, o i suoi nomi, per il ruolo di commissario europeo. «C'è tempo fino al 30 agosto», osserva la premier, salvo rivelare che i contatti con la presidente tedesca sono già in corso per la definizione delle deleghe. A cui è legato a doppio filo l'ipotetico candidato che, al momento, rimarrebbe sempre Raffaele Fitto. Bisognerà fare una «valutazione coi partiti della maggioranza» aggiunge Meloni assicurando comunque che sarà il primo dei temi che affronterà non appena rientrata in Italia. Prima di Roma Meloni potrebbe andare a tifare azzurri alle Olimpiadi di Parigi con la figlia Ginevra, che la sta accompagnando nel viaggio. Lasciando l'hotel non lontano da Piazza Tienanmen la premier gioca con le trecce della figlia, che si infila con la capo segreteria Patrizia Scurti nella Hongqi, l'auto di rappresentanza mandarina. E in volo verso Shanghai pubblica una foto del loro arrivo, sul tappeto rosso giù dalla scaletta dell'aereo di Stato, con una dedica «ti amo topolina mia. Ovunque, insieme». Qualche ora per assaporare le tradizioni cinesi c'è stata («il salmone» e gli «spaghetti con il brodo» i piatti preferiti dalla premier) ma la pioggia battente di Pechino ha fatto saltare la visita alla Città Proibita. In compenso nella residenza di Stato di Xi c'è stata invece l'occasione per affrontare «tutti i temi dell'agenda internazionale», non solo le questioni legate al «riequilibrio della bilancia commerciale», tra i principali obiettivi del nuovo Piano triennale. Il Medio Oriente, con il conflitto che si potrebbe estendere al Libano desta «preoccupazione», dice Meloni invitando Israele a «non cadere nella trappola dell'escalation». Ma con Pechino rimane «l'aggressione russa all'Ucraina», insiste la premier, il dossier più delicato. Non svela le risposte del presidente della Repubblica popolare ma assicura di avere posto in modo «chiaro» la questione del sostegno cinese a Mosca. --