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L'ondata estiva di Covid-19 non accenna a rallentare. Secondo l'ultimo monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute, la scorsa settimana i contagi sono aumentati del 53,3% rispetto a 7 giorni prima, passando da circa 9 mila a 13.672. Questo numero potrebbe sottostimare l'intensità della circolazione del virus, la cui entità è difficilmente misurabile in assenza di un sistema capillare di sorveglianza sul tutto il territorio italiano. Secondo la rilevazione, al 24 luglio risultano in leggero aumento i ricoveri in area medica, al 2,4% (1.517 ricoverati) e stabili quelli nelle terapie intensive, allo 0,4% (38 ricoverati). È stabile, ma sopra la soglia epidemica di 1, l'indice di trasmissibilità Rt: al 15 luglio è pari a 1,24, rispetto al valore di 1,20 della settimana precedente. «L'aumento dei casi di Covid-19 all'inizio dell'estate è qualcosa che abbiamo visto anche nelle stagioni passate. È un segno che che il virus non si è ancora stagionalizzato del tutto», dice Gianni Rezza, professore straordinario di Igiene all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e già a capo della Prevenzione del ministero della Salute. «Negli anni scorsi, dopo una piccola ondata estiva, il numero di casi è diminuito per risalire in maniera importante in autunno. Il trend può ripetersi anche quest'anno, ma a oggi non v'è certezza», aggiunge. I dati rilevano più contagi negli anziani: i ricoveri sono pari a 47 per milione di abitanti fra 80 e 89 anni e a 86 su un milione per gli ultranovantenni; nelle terapie intensive sono un milione per le 2 fasce d'età e la mortalità di 4 su un milione fra 80 e 89 anni e di 12 su un milione oltre i 90. «Questo dato potrebbe essere una distorsione», avverte Rezza. «È probabile che nei giovani la gran parte dei casi di malattia passi inosservata, si ha più attenzione per gli anziani. --