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Seduto accanto a Romano Prodi ed Enrico Letta, Antonio Tajani appare politicamente più a suo agio che con Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Almeno nella giornata della rielezione divon der Leyen alla guida della Commissione europea, evento che fa tirare un sospiro di sollievo ai due ex premier di centrosinistra, e anche al leader di Forza Italia, secondo cui una bocciatura della leader tedesca avrebbe generato «solo caos». Le forze rimaste fuori dalla nuova maggioranza al Parlamento europeo «sono politicamente ininfluenti». «Non ci sarà nessuna ricaduta interna al governo», è la premessa di Tajani, ma il voto di Strasburgo dimostra che «FI è una forza politica seria, affidabile, credibile, responsabile». «La partita si gioca in campo e non rimanendo solo a fare il tifo sugli spalti». Invano,Tajani ha provato in queste settimane a fare entrare nella «squadra Ursula» i Conservatori guidati da Meloni, o almeno FdI. Su FI non ci sono praticamente mai stati dubbi. Tajani ha rivendicato il «pragmatismo» delle «maggioranze variabili» in Europa: «Non possiamo, in nome di presupposte identità, bloccare il funzionamento della macchina». Tajani è convinto che «nei prossimi cinque anni» nell'Unione europea «si potrà fare politica ambientale più a misura d'uomo». E ha sottolineato anche «il messaggio di von der Leyen sulla difesa europea». Solo alcuni dei motivi per cui «vale la pena accettare questa sfida: ecco perché abbiamo votato per lei». Prodi e Letta sono d'accordo, i commenti che arrivano nelle stesse ore da Meloni e Salvini sono di tutt'altro tenore: per FdI e Lega la sfida è contro la nuova Commissione. --