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La rigenerazione urbana è ora che sia riconosciuta come un processo non riconducibile solo a edilizia e urbanistica. Riguarda piuttosto l'assetto antropologico e la vita sociale delle comunità. Solo attraverso una sana prospettiva promossa da Amministrazioni lungimiranti, che considerino necessariamente il territorio "bene comune", interviene la rigenerazione urbana che, se ben guidata, supera fatui e anacronistici modelli standardizzati di pianificazione. Rigenerazione che, invece, è da attuarsi tramite la massima partecipazione della collettività a consentire che le caratteristiche identitarie e le aspirazioni della comunità siano rispecchiate dal suo assetto cittadino.L'assenza di partecipazione ha portato al fallimento la pianificazione che la precedente amministrazione cittadina ha tentato invano di portare a termine. Ci si domanda quali caratteristiche identitarie della nostra città si rispecchino in tale pianificazione e quali aspirazioni possano trovare i cittadini dentro il PGT adottato e mai approvato. Uno strumento di evidente valore tecnico, prodotto da uffici competenti, tuttavia non messo a disposizione del corretto dialogo, della giusta partecipazione, è fallito. Occorrerà far crescere l'importante sforzo tecnico profuso dai nostri Uffici comunali, attraverso la partecipazione. Questo anche a superare la solita dicotomia "consumo di suolo" e "rigenerazione urbana".Occorre un nuovo modo di fare politica per il territorio. Strumenti ne abbiamo e anche le competenze: il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) individua nella rigenerazione urbana uno degli assi portanti della Missione 5 definita "coesione e inclusione". Nella componente 2, rigenerazione urbana e housing sociale, sono individuate le misure per garantire la coesione e l'inclusione, valorizzando la dimensione sociale delle politiche urbanistiche e abitative: i Comuni e le aree metropolitane sono i principali soggetti di riferimento in forza della loro capacita di essere intercettori delle più rilevanti condizioni di disagio e di vulnerabilità.Il problema del consumo del suolo, porta con sè la ripresa del senso di appartenenza e di riappropriazione del territorio, l'esigenza di rigenerazione urbana. A oggi si è parlato solo di "aree", non di politiche territoriali. Politiche che vanno aperte attraverso il dialogo con le nostre realtà territoriali, con gli imprenditori, con la Sanità, con l'Università, col Terzo Settore.E' sotto gli occhi di tutti come sia sufficiente riqualificare le aree dismesse o di futura dismissione per far fronte alle nuove esigenze urbane e sociali, senza andare a utilizzare terreno vergine, se non attraverso modesti interventi di ricucitura urbana. E dentro questa rigenerazione urbana, sarà importante orientare il rapporto reciproco tra i diversi comparti dismessi e tra questi con la città esistente. Importante sarà definire i modelli funzionali. Importante sarà non solo non "consumare suolo" ma anche non "consumare la rigenerazione". Ovvero definire strategie attuative che producano dei progressivi interessi urbani per Pavia. Nuove connessioni, nuove occasioni.Il PGT adottato e mai approvato, in tal senso va rivisitato integralmente. Occorre renderlo uno strumento partecipato, togliendo ogni inutile utilizzo del suolo e anche ogni inutile rigenerazione. Occorre far comprendere quali opere pubbliche entreranno a far parte del tessuto sociale. La pianificazione dovrà saper orientare una futura socialità per Pavia. Riprendiamo in mano il PGT e rendiamolo un documento identitario in cui la città possa riconoscere un suo futuro. --Gianluca PietraIngegnere. Pavia