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Satnam Singh è morto anche a causa di un «copioso sanguinamento». I primi risultati dell'autopsia confermano alcune ipotesi emerse nei giorni scorsi secondo cui il bracciante indiano di 31 anni poteva essere salvato. Abbandonato senza un braccio di fronte alla sua abitazione in provincia di Latina, l'operaio era stato portato lì dal suo datore di lavoro dopo un incidente nell'azienda agricola per cui lavorava insieme a sua moglie: una decisione che ha provocato un ritardo nella chiamata dei soccorsi, rivelatosi fatale per Satnam.Intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto agli uffici consolari dell'ambasciata d'Italia in India di rilasciare i visti d'ingresso alla madre e alla sorella di Soni, vedova di Satnam. I familiari della donna saranno ricevuti oggi nella sede diplomatica italiana a New Delhi; l'auspicio è che possano arrivare in Italia molto presto.In nome di Satnam la comunità indiana di Latina, insieme ai braccianti del Comune, ha indetto per oggi una manifestazione. «Serve un'azione strutturale per la legalità e il lavoro agricolo dignitoso», ha comunicato la Fai-Cisl, che parteciperà alla protesta insieme alla Uila-Uil, proclamando una giornata di sciopero di 8 ore per il settore agricolo. «Mai avremmo pensato di trovarci di fronte ad un atto di questa ferocia», ha commentato il presidente dell'associazione Comunità indiana del Lazio Gurmukh Sing .La mobilitazione segue quella avviata già sabato scorso dalla Cgil. E non si ferma il dibattito, riacceso dopo la morte di Satnam, sulla piaga del caporalato. «La vicenda ha portato in rilievo una situazione grave che sembra aumentare nel corso del tempo - ha detto il procuratore di Latina Giuseppe De Falco, in merito alle indagini - ci sono settori, come quello dell'agricoltura, che assumono personale che accetta di lavorare in assenza di forme di tutela e norme di sicurezza». --