Senza Titolo

m. grazia piccalugaUna foto scattata nel 1979 in Perù lo ritrae con una busta por avion di enormi dimensioni sotto il braccio. Ruggero Maggi, torinese trapiantato a Milano dopo essere stato cittadino del mondo, è considerato un caposcuola internazionale della Mail Art (movimento artistico di cui ricorre la giornata mondiale ogni 16 ottobre, ndr).Sabato, alle 17.30, il collegio Fratelli Cairoli di Pavia inaugura Sfibrate fessure, una mostra che racchiude mezzo secolo di sue sperimentazioni, dalla Poesia Concreta a quella Visiva, dai libri d'artista all'uso della tecnologia, mescolando sabbia, rocce, canapa a neon, olografia, laser .i giardini di kievIl titolo fa riferimento a sette opere, realizzate da Maggi nel 2023 appositamente per la mostra pavese, che accolgono il visitatore all'ingresso della Galleria Fraccaro. «Si tratta di sette macerie vere e proprie - anticipa Cristina Fraccaro, curatrice della mostra insieme a Giosuè Allegrini - effettivi resti di costruzione, di cemento e cotto, sui quali l'artista interviene con sapiente e finissimo tratto a inchiostro per proporre il tema della guerra, anche con riferimento a quella attuale fra la Russia e l'Ucraina, una terra, qui indicata dai colori della relativa bandiera, cui è dedicata anche l'opera "I giardini di Kiev", 2024, su cartello metallico, assunta a logo dell'esposizione».Murales e uomini in miniaturaFigure umane in miniatura vengono collocate nella o sulla scultura, dove, in confronto a loro, le macerie recuperate dai cantieri - calcinacci, pezzi di laterizio, piastrelle rotte - appaiono, in scala, come grandi murales. C'è molta ironia in queste opere, ma anche molta durezza. Come nel logo a foggia di segnale stradale, in cui una bambina si dondola su un'altalena lasciando nell'aria filamenti rosso sangue. «Ho realizzato queste sculture quando è scoppiata la guerra - racconta Ruggero Maggi, mentre allestisce la mostra che si compone di molti altri pezzi che ne raccontano la storia artistica - La prima è stata War School. Sarei dovuto partire insieme a Banksy, poi un problema di salute mi ha fermato. Lui invece ce l'ha fatta». Etica prestata all'esteticaOgnuna delle sette sculture (custodite in teche donate da Fondazione Banca del Monte di Lombardia) impone una riflessione. «L'estetica senza l'etica non è nulla» chiarisce l'artista. E a lui l'impegno non è mai mancato, neppure quando come mail artist a Lima alla fine degli anni Settanta del '900, sotto il regime dei colonnelli, ha corso molti rischi. «È un'arte raffinata e impegnata quella di Maggi: contro la guerra, la dittatura, la violenta sopraffazione nei confronti di cittadini, dissidenti, etnie, minoranze» spiegano i due curatori.A tre Biennali di Venezia ha partecipato come artista. Ma è stato presente a molte altre come curatore del "Padiglione Tibet", di cui sono esposti alcuni lavori anche in Galleria Fraccaro. Opere a favore dell'indipendentismo tibetano, secondo il principio dell'autodeterminazione dei popoli. Un'installazione è stata presentata nel 2016 anche al Castello Visconteo di Pavia, suscitando non poche rimostranze della diplomazia cinese alle quali l'amministrazione comunale non aveva ceduto. «Da Hiroshima all'Amazzonia Maggi ha spesso affrontato situazioni e temi legati al destino profondo dell'Uomo - sottolinea il critico Giosuè Allegrini, legato da amicizia con l'artista sin dai tempi delle sue prime Biennali di Venezia - al suo ruolo e alla sua funzione sul pianeta, soppiantando così i canoni internazionali dell'Arte».Amazon, il tema ambientaleArchivio Amazon - in cui Maggi si è dimostrato un antesignano della questione ambientale - toccava già cinquant'anni fa il tema della salvaguardia della natura, un grido contro la deforestazione dell'Amazzonia, area del Brasile in cui l'artista ha trascorso un certo periodo della sua vita. Elementi della natura ricorrono anche nelle altre opere in mostra: gigantesche formiche del Perù, lucertole dorate, gusci di lumache in dialogo con carta, legno, parole. «Animali trovati già morti - tiene a sottolineare l'artista - che ho traccolto e rivisitato». La vocazione del cairoli «Dal 1971 il Collegio Fratelli Cairoli ospita mostre d'arte contemporanea: ne ha all'attivo oltre trecento - commenta il rettore Andrea Zatti -. Il promotore delle attività espositive, il rettore di allora Marco Fraccaro, stabilì la consuetudine del dono di un'opera d'arte al Collegio da parte di chi esponeva: si è così formato un patrimonio di oltre mille opere, che costituisce un vero e proprio museo diffuso, un fattore distintivo della nostra offerta formativa e culturale».Sfibrate fessure, a cura di Giosuè Allegrini e Cristina Fraccaro, verrà inaugurata sabato alle 17.30. Intervengono Andrea Zatti, rettore del Collegio, Giosuè Allegrini, storico e critico d'arte, Cristina Fraccaro, storica dell'arte, Lorella Giudici, storica dell'arte e docente dell'Accademia di Belle Arti di Brera, Stefano Schiavoni, Direttore del MAM, Museo d'Arte Moderna e della Mail Art di Montecarotto. Visitabile fino al 6 luglio --