Senza Titolo

"La vita, o è stile o è errore...": l'incipit fulminante di "Passo d'addio", opera sapiente e ultimativa di quel grande scrittore che è stato Giovanni Arpino, vale per ciascuna delle nostre vite. Ma non solo: funziona anche se la si applica dalle dinamiche delle nostre comunità. "O stile o errore": che significa? Significa che le alternative possibili, stringi stringi, sono solo due. La prima è di elaborare, passo dopo passo, una visione del mondo e di se stessi e di esservi coerenti, seppur adeguandosi, ovviamente, al mutare dei contesti. Poiché non solo nessun uomo è un'isola. Ma anche le comunità, i territori, le istituzioni, non sono isole; né sopravvivono staccate dal vasto e complesso arcipelago del mondo.In politica disporre di uno stile è dunque disporre di una rotta di lungo respiro da perseguire verso la propria comunità con coerenza. Facendovi confluire le risorse, i saperi, le esperienze - e perché no? anche le differenze - di tutti gli elementi che la compongono, che ne sono consapevolmente parte. Lo stile politico non sboccia dall'individualistico marketing elettorale né da egotistiche leadership. Lo stile che sa accompagnare il crescere e il progredire di una comunità è il frutto di una buona politica praticata insieme agli altri durevolmente. Come esercizio di "servizio civico", di responsabilità verso il bene comune e tutto quanto lo compone e rappresenta.. La buona politica, in ogni tempo e luogo, cerca di aderire a quel semplice ma sublime ed essenziale intento di "ar la felicità del cittadino, rendendolo colto" con cui un esemplare uomo di stato, come Leopoldo di Lorena, granduca di Toscana, rivelò tutto, del suo stile di governo. Quando istituì il museo della Specola, vale a dire il primo museo scientifico, aperto al pubblico, fondato nel mondo. Governare, e amministrare la cosa pubblica, nell'intento di "far la felicità del cittadino, rendendolo colto". Ovvero rendendo ciascuno capace al massimo grado di superare diseguaglianze e barriere (art. 3 della nostra Costituzione), di coltivare i propri talenti, di farli crescere e di giocarseli in quell'esercizio di scambio, di aiuto reciproco, di condivisione e comprensione che costituisce l'architettura di una comunità solida e viva. Vi pare una scommessa da poco? In tempi in cui la politica subisce sempre più lo scivolamento che la condanna a diventare spettacolo e cabaret, superficialità di scelte e incapacità di ascolto vero dei cittadini, quel vecchio motto leopoldino non vi sembra dire tutto? Sulle leadershp politiche di cui una comunità, di qualsiasi dimensione e portata, ha urgentemente bisogno? Delle leadership, dunque, in grado di misurare e misurarsi con la realtà vissute dai cittadini, di ascoltare con attenzione le domande che vi emergono e di darvi risposte con chiarezza e ponderazione. Ogni altra strada, rappresenta la seconda ipotesi. Dunque, come diceva Giovanni Arpino, "è errore". Sarà il caso di tenerlo presente davanti alla scadenza elettorale che ci chiede non solo di andare a votare ma di indicare chi dovrà guidare con responsabilità e senno questa nostra Europa nel tempestoso e terribile mondo di oggi. Un memento valido, quanto mai, anche per le elezioni dentro molte delle nostre comunità locali. Quelle che devono rinnovare i loro amministratori. Davvero intendiamo affidarle a chi va surfeggiando e zigzagando a caccia degli umori mutevoli e fuggevoli di un elettorato che vorrebbe ridotto a distratta platea? A chi, davanti alle evidenti urgenze - diseguaglianze sociali, smantellamento del sostegno sanitario, povertà educative e culturali - non risponde alle domande dei cittadini, delle comunità? A chi ha fallito e, tuttavia, ripropone gli stessi schemi, gli stessi volti, le stesse parole? Nella scheda elettorale, è la nostra risposta. --