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La tenuta del mercato del lavoro negli Usa mantiene la Fed in stand-by sul taglio dei tassi, con una tempistica che rischia di slittare ulteriormente, oltre settembre che era la data attesa finora. Prolungando, di fatto, il temporaneo divorzio con la Bce che ha tagliato giovedì, anche se con una prudenza sulle mosse future che ieri deprimevano Borse e bond, facendo schizzare i Btp al 4%. Occhi puntati sulla Fed Gli occhi sono puntati sulla riunione della Fed della prossima settimana che culminerà con l'annuncio sui tassi il 12 giugno, da cui ormai quasi tutti si attendono un nulla di fatto, ossia il mantenimento del 5,25-5,50%. E ancora una volta dall'economia americana arriva ai governatori della Fed l'invito ad essere cauti e pazienti dopo mesi di un rinvio di un taglio dei tassi sarebbe dovuto arrivare a inizio 2024. A maggio l'economia Usa ha creato 272.000 posti di lavoro, molto più dei circa 180.000 attesi, aggiungendo pressioni alla domanda e di conseguenza all'inflazione, nonostante la crescita del Pil nel primo trimestre (+1,3% annualizzato) sia rallentata ai minimi di quasi due anni. Ancora poco per innescare la frenata dell'inflazione (3,4% ad aprile) che la Fed desidera prima di aprire al taglio dei tassi. Chi invoca un taglio dei tassi ravvicinato guarda alla disoccupazione Usa, risalita al 4%, e al calo del tasso di partecipazione della forza-lavoro. Ma le probabilità di un primo taglio dei tassi Fed a settembre si sono ridimensionate, dopo la notizia di ieri, al 60% dall'84%. È probabile che nel comunicato sul meeting di metà giugno la banca centrale usi toni cauti. Così dicono le posizioni prese dagli investitori, con i rendimenti dei treasuries ieri in rialzo, le Borse in negativo (Milano chiude a -0,50%) e la prudenza della stessa Bce che fa schizzare il i Btp a un passo dal 4% di rendimento. Toni diversi alla Bce, dove la presidente Christine Lagarde ha dato il via giovedì al primo taglio dei tassi da quasi 4 anni. Ma senza legarsi le mani sul futuro date le prospettive incerte sulla discesa dell'inflazione. In Europa il quadro di crescita debole favorisce il rientro dei prezzi: per il primo trimestre Eurostat ha confermato un +0,3% con ampie differenze fra i Paesi, dallo 0,7% della Spagna allo 0,3% dell'Italia fino allo 0,2% di Germania e Francia. Berlino è osservata speciale, con un Pil che ha sfiorato la recessione a fine 2023, si è ripreso a gennaio-marzo ma resta debole e una produzione industriale tedesca scesa ad aprile dello 0,1% sul mese precedente, deludendo le attese di una crescita dello 0,2%. Secondo la Bundesbank, dopo una crisi che dura da circa due anni, l'economia tedesca «si sta liberando dalla fase di debolezza congiunturale» e il presidente Joachim Nagel vede nell'anno in un Pil che crescerà «di nuovo leggermente e negli anni successivi aumenterà in misura maggiore». --