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Sono ancora ore di angoscia e preghiere a Gaza. Dopo otto mesi di guerra chi è rimasto dentro la Striscia è sfinito, a corto di cibo, di medicinali, di tutto. E con il terrore costante di perdere anche quel poco che gli resta, oltre che la vita stessa. Per questo il discorso di Joe Biden di venerdì su una possibile tregua tra Israele e Hamas è stato accolto con un misto di speranza e scetticismo per le delusioni subite fino a oggi. Shadi Mohamed ha 40 anni e dopo l'invasione di terra ha lasciato Jneynah, un quartiere di Rafah, raggiungendo Al Mawasi, ad ovest della città. Ha apprezzato le parole di Biden, ma ora si aspetta che si realizzino: «Abbiamo sentito molti discorsi sulla tregua, ma nessuno di questi ha fermato la guerra finora. Certo, questo conflitto finirà un giorno, ma la situazione nella Striscia è indescrivibile, è la peggior tragedia a cui abbiamo mai assistito». Per Shadi la guerra non è solo quello che vediamo ora. «Abbiamo paura di quello che succederà dopo. Caos, milizie armate, scontri per le strade e fame», confessa. Teme che la maggioranza della popolazione continuerà a vivere nelle tende, e se Israele o l'Egitto aprissero le frontiere, molti abbandonerebbero il territorio della Striscia. Hanadi Al-Bordainy è una mamma 36enne del quartiere Zaitoun di Gaza City. La sua casa è stata distrutta, costringendola a spostarsi 4 volte, tante quante sono i suoi figli: prima nella zona centrale, ora nell'area di Al Mawasi. Non ha fiducia negli Usa, ma un briciolo di speranza sembra affiorarle nel cuore: «Vogliamo una vera tregua, vogliamo tornare a vivere». --