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Mentre in Consiglio dei ministri Maurizio Leo dipanava i risvolti tecnici del decreto sul redditometro, Giorgia Meloni ha cercato di tagliare corto. «Ormai il pasticcio comunicativo è fatto», il senso delle sue parole, come racconta uno dei partecipanti. Dopo la sospensione repentina del provvedimento, «se ne riparlerà più avanti», avrebbe chiarito la premier, avvertendo però che si doveva comunicare «meglio e prima». E poco importa se, come sottolineato dal viceministro dell'Economia, il suo decreto colmava un vuoto normativo e avrebbe avuto risvolti positivi eliminando aspetti «vessatori» della normativa vigente. Se ne rallegrano gli alleati, che in questi giorni hanno sbattuto i pugni nel nome della «maggiore collegialità». Il tentativo ora, con le ultime settimane di campagna elettorale da affrontare, è di spazzare dalla discussione pubblica un tema che, per dirla con un ministro, «genera allarme solo a sentire la parola redditometro». A meno di venti giorni dalle Europee, evitare nuove trappole è l'imperativo. Anche per questo nei partiti di centrodestra si stanno studiando attentamente le 17 pagine della memoria depositata da Giovanni Toti ai magistrati di Genova e resa pubblica. Le schermaglie da giorni sono continue. Radio Libertà, l'emittente vicina alla Lega, ha tirato fuori il video di un senatore azzurro, Claudio Fazzone, che giorni fa in un evento elettorale attaccava Salvini, escludendo che sarebbe stato approvato il salva-casa. Il via libera in Cdm, la conclusione dell'articolo «è la migliore risposta a chi ha perso il contatto con la realtà e dimentica uno dei grandi insegnamenti di Silvio Berlusconi: contro le sinistre, il centrodestra dev'essere unito». --