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I volti sono corrucciati, la postura rigida, tutta la squadra di Fico si presenta dopo la riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza nella sala stampa del palazzo di governo di Bratislava, dove all'ingresso c'è un uomo con un mitragliatore puntato. E qui chi prende la parola sferra un durissimo e clamoroso attacco alla stampa: «Basta con le bugie, smettete di fomentare l'odio». L'accusa ai media da parte del governo populista, alleato di Orban in Europa, arriva dopo aver riferito delle condizioni del premier gravemente ferito nell'attentato di mercoledì, commesso «da un lupo solitario che non approvava la linea dell'esecutivo». «È stato un attacco alla democrazia», la conclusione. «Abbiamo una notte molto difficile alle spalle», ha esordito ieri il ministro della Difesa, Kalinak. E l'estensione delle ferite sul corpo del primo ministro sottoposto a un lungo intervento chirurgico «non permettono ancora di fare una prognosi positiva e di dire se questa battaglia sarà vinta». Ma poi è il ministro dell'Interno Sutaj Estok ad andarci pesante: «Basta scrivere bugie. Non versate benzina sul fuoco». Attacca anche la Bbc, sostenendo che abbia «mentito» raccontando del profilo del premier. «Vi sfido a trovare una frase detta contro gli Lgbt», dice fra l'altro di un politico che polarizza l'opinione del Paese, essendo stato 4 volte alla sua guida. Falle nella sicurezza lui non ne vede, anche se ci sono delle indagini in corso, spiega. «La società si deve calmare», aggiunge il delegato alla Difesa, «dobbiamo evitare una guerra civile». Del clima sociale tesissimo che si respira a poche settimane dalle Europee il governo non si riconosce in alcun modo responsabile però. Il presidente designato Pellegrini e la uscente Caputova, il primo vicino a Fico, la seconda lontanissima dal premier, hanno chiesto all'unisono di sospendere la campagna elettorale. E l'opposizione, in Parlamento, attraverso il leader Michael Simecka ha invitato a «100 giorni di armistizio, senza attacchi politici, senza polarizzazione, senza insulti». Il capo di Slovacchia Progressista ha respinto le accuse piovute sull'opposizione: il diritto di manifestare, come si è fatto nelle scorse settimane contro la controversa riforma dei media, e la libertà di parola scaturiscono dalla rivoluzione di velluto che nel '89 ha fatto cadere l'ex regime comunista, ha ricordato. --