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mortara La morte di Anis Hasnaoui era apparsa fin da subito il culmine di gesti di estrema violenza e brutalità. I dettagli investigativi erano emersi successivamente, ma le modalità di quanto avvenuto avevano smosso le coscienze a Mortara. Il 31enne era stato lasciato in fin di vita, in mezzo alla strada, all'incrocio tra piazza Cagnoni e via Beldiporto, non lontano dal centro della città. Erano da poco passate le 5 del mattino, una piovosa notte di fine novembre. Per questo i cittadini di Mortara avevano deciso di ricordare Anis con un fiaccolata, che si era tenuta poche settimane dopo, proprio all'incrocio tra piazza Cagnoni e via Beldiporto. L'iniziativa era stata promossa da un gruppo trasversale di cittadini: Paola Amedea Savini, Antonella Nipoti, Massimiliano Trecate e Adriano Arlenghi. Alla fiaccolata c'era anche la sorella di Anis, che aveva ringraziato per la solidarietà. «Il pestaggio e l'uccisione di Anis - avevano detto gli organizzatori - non ci ha lasciato indifferenti. Da un po' di anni nella nostra città vediamo crescere episodi di piccola e grandi criminalità, aumentare le dipendenze da sostanze e gioco d'azzardo, incendi dolosi, vandalismi. Tutto questo crea insicurezza e paura: temiamo che la lunga mano delle organizzazioni criminali possa estendersi anche da noi. La città, con le sue piazze e le sue strade, dev'essere luogo di incontro e coesione sociale. La sicurezza è un bene comune, essenziale allo sviluppo, mentre l'insicurezza mina l'accesso ad altri beni, quali l'educazione, la giustizia, la sanità, la qualità dell'ambiente». --S.bar.