Senza Titolo
Astensione sul voto per il nuovo Patto di Stabilità. La linea del governo passa in maggioranza e passa ovviamente anche a Strasburgo. «Questioni di politica interna», derubricano al Parlamento europeo la posizione dei partiti italiani. Una posizione a dir poco critica, che ha visto la maggioranza di governo, così come il Pd, astenersi su un accordo rivendicato da Paolo Gentiloni come «un buon compromesso» e approvato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giancarlo Giorgetti che finisce nel mirino dell'opposizione. Ma a sei settimane dalle Europee nessuno, tanto meno Giorgia Meloni, ha voluto prendersi il rischio di votare un Patto difficilmente vendibile in campagna elettorale. Mani libere quindi fino a giugno per una campagna elettorale che può richiedere posizionamenti diversi fino agli ultimi giorni. Per questo nella maggioranza ha prevalso la strategia dell'astensione.Una strategia della quale i diretti interessati hanno informato, con cospicuo anticipo, sia il titolare del Mef sia i presidenti dei gruppi Socialisti Ue e del Ppe, dal quale Pd e FI hanno votato in dissenso. All'Eurocamera nessuno è parso sorpreso del voto dei partiti italiani. «Sappiamo che c'erano opinioni diverse, erano state comunicate in riunione e non c'è alcun problema», hanno spiegato fonti di S&d. Meno asettica, forse, è stata la reazione di Manfred Weber. Ma, anche in questo caso, si è scelto di non sollevare alcuna polemica. Del resto il Patto di stabilità è tradizionalmente una questione tra Stati, più che tra gruppi all'Eurocamera. E, su questo Patto, ancora una volta c'è un timbro franco-tedesco che, fin dall'intesa dello scorso dicembre, ha portato la premier Giorgia Meloni a muoversi con la massima prudenza. --