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Molti lo temono, altri lo acclamano. Ma una cosa è certa: nella Lega la candidatura di Vannacci fa parlare e fa crescere il fronte di chi dice «no» al generale. Il diretto interessato però prende tempo, e allunga il brodo: «Non ho sciolto la riserva» ha detto in una conferenza stampa a Catanzaro, assicurando poi che «le valutazioni» che sta facendo «giungeranno a maturazione sicuramente nei prossimi giorni». E in quel momento «le renderò note». Al di là degli evidenti mal di pancia che il suo nome sta provocando nella Lega che lui stesso derubrica a «questioni interne che non voglio commentare». La partita Vannacci la sta seguendo direttamente il leader Matteo Salvini. Ma il malcontento c'è. Ad esporsi sono anche personalità di peso del partito: «Certamente c'è una precedenza per i militanti storici e i parlamentari uscenti», ha affermato il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari rispondendo a chi gli chiede della possibile candidatura. Certo anche per Molinari «ci sta che nelle liste ci possa essere qualche esterno». Il capogruppo osserva quello che ormai è chiaro tutti: «è una valutazione che deve fare il segretario. È un'interlocuzione che hanno loro due». Sicuramente le parole di Molinari seguono quelle ben più dure del senatore Gian Marco Centinaio: «La mia opinione è nota: la Lega deve candidare leghisti, già uno che deve meditare se candidarsi o no, non lo sceglierei mai. Se Vannacci sarà candidato nella mia circoscrizione non lo voterò, sceglierò uno della Lega che si è fatto il mazzo sul territorio», aveva risposto il leghista a Rai Radio1. Insomma, non solo sindaci o quadri regionali, che comunque già si erano fatti sentire con una lettera indirizzata al Capitano. A mantenere uno sguardo laico sulla vicenda, e a non disdegnare il generale, è invece il sottosegretario Claudio Durigon: «Io sto lavorando per fare queste liste anche nel Sud. Quindi noi candidiamo tutti leghisti, oppure persone della società civile che si vogliono mettere a disposizione», le sue parole, sottolineando poi che, se pur Vannacci non lo conosce, «più gente si avvicina alla Lega e meglio è». Un partito non con una voce unica, quindi. «Mal di pancia nella Lega per la candidatura di Vannacci? Io il mal di pancia non ce l'ho di sicuro», ha affermato il deputato Stefano Candiani.Il calcoloIl 'non leghista' potrebbe levare seggi, questi è chiaro, portando su di sè tutti gli sforzi dei quadri di partito. Calcolando che rispetto al 34 per cento del 2019, con 29 eurodeputati eletti, il partito di Salvini, se rimanesse all'8% porterebbe in Ue meno di dieci parlamentari. Il discusso generale sarebbe infatti quella carta popular che potrebbe far crescere il partito e che tanto serve alla Lega. --