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Dal caso Salis al premierato, passando per la vicenda Bari, Giorgia Meloni va all'attacco di Elly Schlein, dallo stesso salotto di Porta a Porta dove la collega si è accomodata ventiquattro ore prima, in una sorta di antipasto di quello che - par condicio permettendo - potrebbe essere il duello fra le due leader prima delle Europee. Ma alla fine l'affondo politicamente più pesante, e neppure troppo velato, è su Matteo Salvini. Il loro rapporto «non è affatto pessimo», ed è «nata un'amicizia» lontano dal lavoro, complici anche le partite a burraco con la sua fidanzata, Francesca Verdini. Ma la giocata con cui il vicepremier ha messo sul tavolo il suo piano salva-casa ha in qualche modo colto di sorpresa la presidente del Consiglio, che preferisce lasciare sospeso il giudizio perché «questa norma non la conosco». Una osservazione accompagnata poi, in chiave elezioni europee: «Se ognuno alza la sua bandierina ci ritroveremo di nuovo la sinistra». La premier cita il «comunicato del ministero dei Trasporti che parla di sanare piccole difformità interne, cioè se hai alzato un tramezzo per fare due stanze dove ce ne era una. Se è questo parliamone, è ragionevole, ma non posso commentare una norma che non ho letto». Parole che non sono esattamente come un endorsement, da parte di una persona che - quando parla delle sfide a carte - si definisce «molto competitiva nelle cose, che si arrabbia molto quando perde o quando gioca con qualcuno che gioca male». --